mi vien da ridere! non appena qualche leggero rimbrotto, inevitabile vista l’incazzatura diffusa fra la base cattolica (quasi sicuramente nella componente maggioritaria elettrice PdL che in Avvenire aveva trovato una robusta sponda anti-Prodi), è volato in risposta alle sante righe allora la confusione nell’esercito cattolico ha raggiunto il massimo.

par di sentirli i commenti mentre si apprestavano a esprimere solidarietà al loro cavaliere principale da 15 anni. Praticamente da quel 1994 della discesa in campo del prode difensore dell’Italia contro i komunisti bianchi e rossi. Vero o falso che fosse si trovavano ad aver seguito le parole e le bandiere di un … innominabile. Ancora oggi in alcuni blog di splinder "cristiani" si era e sono fermi a quel 28 agosto della poi fasulla "velina".

una parte di loro, li vedevo all’Auchan qui di Cagliari, dispiegare con ostentazione Il Giornale o Libero alla cassa magari prima o dopo i miei tre, Repubblica, Unità e La Nuova Sardegna. Finalmente quel signore, neppure prete, aveva avuto il suo avere. Per favore non confondiamoci. Onestamente erano mediamente non poi tanto più giovani (maschi e femmine) di me, l’età giusta per aver assimilato negli anni i livori contro quei mangiatori di bambini.

che farà la Chiesa? non so e me ne importa poco anche perchè ho molti dubbi che cambierà la linea fin qui sostenuta, nonostante la "libertà di coscienza" proclamata da quel   bizzoso signore che prima ancora della mazzetta dei giornali aveva decretato che era cattiva informazione. Tutti. Anche questa de La Stampa, immagino. E forse è vero.

Una sconfitta per tutti

Le dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo, segnano, almeno in apparenza, una grande vittoria per il presidente del Consiglio e una dura sconfitta per la Chiesa italiana. Berlusconi, indignato per non essere stato difeso da una gerarchia cattolica alla quale, in questi anni, è convinto di aver concesso molto, ha voluto dare un avvertimento. Ha voluto dimostrare all’opinione pubblica e, in particolare, alla stampa non amica che neanche la potenza di uno Stato come il Vaticano e l’autorità morale e spirituale del cattolicesimo nel nostro Paese riescono a resistere a un attacco contro un direttore di un giornale che si era permesso qualche, peraltro prudente, critica su certi suoi comportamenti privati.

Se il messaggio fondamentale che arriva agli italiani, in queste ore, è sintetizzabile così, la realtà di questo scontro tra il presidente del Consiglio e la Chiesa è certamente più complessa e gli effetti di questa vicenda meno prevedibili. Boffo ha deciso di presentare irrevocabilmente le sue dimissioni quando è stato fin troppo chiaro che la difesa d’ufficio della Segreteria di Stato lo lasciava, di fatto, in un sostanziale isolamento. Al di là del merito nella questione giudiziaria che lo riguardava, la sua debolezza era determinata dall’essere l’ultimo fedelissimo di Ruini ancora in una posizione di spicco nel potere della Chiesa italiana.

Il paradosso della sorte di Boffo è determinato dal fatto che la linea editoriale dell’Avvenire, dettata in questi anni dall’ex presidente della Conferenza episcopale italiana e attuata da lui con una fedeltà assoluta, è stata di sostanziale appoggio al centro-destra. Né si può dire che la Segreteria di Stato abbia una posizione diversa da quella che Ruini aveva impostato e qualche volta imposto ai vescovi del nostro Paese. Anche il cardinal Bertone, sia pure in modi caratterialmente diversi, ritiene, in effetti, Berlusconi l’interlocutore più utile per ottenere dal Parlamento leggi che tengano conto il più possibile delle richieste del mondo cattolico. In una concezione contrattualistica, di Realpolitik se vogliamo chiamarla così, che rischia una difficile coesistenza con l’irrinunciabile dovere ecclesiale di predicare la difesa della morale pubblica e privata.

Il caso Boffo, quindi, per il Vaticano, rappresenta non solo una sconfitta d’immagine, tra l’impossibilità e la non volontà di difendere il direttore del quotidiano dei vescovi italiani, sia pure non da tutti amato. Ma costringe a prendere atto di come sia sempre più difficile gestire quel compromesso tra negoziazione politica con Berlusconi e autorevolezza, credibilità ed efficacia nella guida spirituale degli italiani.

Lo sconcerto tra i fedeli cattolici per quest’ultima vicenda, infatti, determinerà una difficilissima prova per il nuovo direttore di Avvenire. Chi prenderà il posto di Boffo potrà dimostrarsi ancor meno critico di lui nei confronti dei discutibili comportamenti privati del presidente del Consiglio? Dimostrerebbe troppo platealmente la soggezione che il Vaticano e tutta la gerarchia italiana sono costretti a subire, pur di ottenere provvedimenti parlamentari graditi.

Anche se è largamente prevedibile, ora, una tregua tra Chiesa e presidenza del Consiglio, è indubbio che quanto avvenuto lascerà un’impronta forte e duratura nel mondo del cattolicesimo italiano, già scosso da molti dubbi sulla praticabilità di quella che si potrebbe definire «la linea Ruini senza Ruini». Ma anche per Berlusconi la vittoria di oggi potrebbe complicare e non semplificare la sua azione governativa. Troppo sproporzionato appare l’attacco di un presidente del Consiglio, dotato peraltro di una straordinaria forza mediatica attraverso il suo potere nelle tv e nei giornali, contro un direttore di un quotidiano cattolico non pregiudizialmente ostile, per non suscitare allarme nell’opinione pubblica e nella classe politica.

L’impressione è quella di un Berlusconi così esasperato per le accuse ricevute a proposito della sua vita privata, da dare ascolto più alle sue reazioni emozionali e agli incitamenti vendicativi dei suoi consiglieri ultrà che a una ragionevole linea di controllata difesa. Le dimostrazioni di forza, quando si abbattono su vittime che al confronto appaiono troppo deboli, non sono sintomi di sicurezza, ma tradiscono, al contrario, un segno di difficoltà.

Quali conseguenze per quei "coraggiosi" che si affronteranno nell’ottobre vicino? Intanto una fortuna, tutto sommato non ci riguardava, comunque la si voglia pensare. Le beghe fra preti e gestori di lupanari politici le lasciamo a loro.

Vorrei solo che proprio i "preti", quelli "seri", quelli immersi nel reale, quelli normali normali che non redimono drogati, prostitute o altro, quelli che in qualche modo fanno i preti di una volta si facessero spiegare dai loro colleghi delle regioni di frontiera, quelle rosse, come si coabita.

La differenza fondamentale, ad esempio nella scuola e per quel che riguarda le competenze degli enti locali regioni incluse, sta che le maggioranze "sinistre o centro-sinistre" lasciano vivere e economicamente sostengono anche le loro scuole, quelle private (si fa per dire) senza per questo affossare la scuola di tutti, quella pubblica.

Qualcuno fra le tonache dai colori vivaci dovrebbe capirlo, dovrebbe ricordare, ad esempio, che proprio la Regione Emilia-Romagna è stata la prima a legiferare su sovvenzioni, prima persino dei ciellini lombardi che passavano il tempo a visitare e titillare i lager per drogati dalle parti di San Patrignano.

La Moratti, già la Moratti. E adesso i Capezzone, già il Capezzone, assieme ai vari reduci più o meno radicali, più o meno socialisti, più o meno ex o ancora AN.

Anche se è poco fino, se è poco "laico", il vecchio PCI anche e soprattutto di Togliatti, sapeva muoversi e coabitare. Lui no, ma molti erano stati a contatto di gomito in montagna, cattolici e comunisti. Non si rischia la pelle inutilmente assieme per poi spararsi addosso subito dopo.

Quella è roba alla Quontrill, lasciamola fare a loro adesso che forse, e finalmente, quelli tipo RUINI non sono più di moda, anche per ragioni anagrafiche.

Classe 1931, nel 1948 17 anni, l’età in cui le classi di filosofi e teologi del Seminario Vescovile di Imola uscivano la sera a far campagna elettorale nelle bettole di Romagna (io lì ero in seconda media) e poi magari poco dopo frequentavano o facevano il tifo per le Volanti di Dio del futuro Cardinal Lercaro. Culo e Camicia con i Comitati Civici di Gedda (quello delle selezioni genetiche alla Padre Gemelli e amici vari in quel di Germania), quelli che "siamo arditi della fede, siamo araldi della croce. A un tuo cenno alla tua voce, un esercito all’altar!".

Non che Bertone (1934) o Bagnasco (1943) siano tanto più giovani o abbiano avuto grandi esperienze pastorali, tuttavia la loro storia personale e la voglia di differenziarsi qualcosa conterà.

Non tarderemo molto a capirlo, anche se il corpo grosso dei cattolici risente molto di ispirazioni alla Radio Maria, in prima linea nel chiedere la testa di Boffo.