da una parte "ragazze" in affanno o sulla rampa di lancio, dall’altra austeri signori di tasca e/o di potere. In mezzo, come nei film della corsa all’oro o su Chicago, signori e signore con paglietta, bombetta o decolleté che mediano fra loro, magari ogni tanto assaggiando qua e là quel che passa loro vicino.

vorrei avere ancora i metri cubi del BORGHESE, quello con Gianna Preda e le sue DAMAZZE e la sua penna feroce pronta a disegnare  e illustrare quella  Italia degli anni ’50 e un po’ più su. Ma allora era un’Italia aggressiva, vivace, vagamente anarcoide che premeva sull’acceleratrore. Era una Italia in sommovimento sotto l’occhio paternamente benevolo di una DC che capiva e assolveva, purchè non si derogasse dai sacri principi: nulla contro gli USA.

forse per questo la ridotta "rossa" non si permetteva deroghe o fraintendimenti ed eventuali rimescolanze si tenevano nel chiuso ben protetto degli ambienti esclusivi di partito.

quel che oggi non appare, chissà perchè, sono GLI escort, gli artisti, gli intellettuali di quella che un tempo si chiamava L’ALTRA SPONDA e questo nonostante una accettabilità di fatto del loro stato e del loro essere. Eppure all’epoca fu un aspetto importante che portò all’emergere nel mondo letterario e, soprattutto, teatrale e cinematografico di alcuni personaggi importanti.

sono pensieri suscitati dal candore espositivo di alcune "escort" e dai personaggi che con loro e su di loro si sono esercitati alla ricerca, forse, del senso del potere personale spesso ridotto a miserabili e piccoli interessi affaristici dentro una cornice costruita da pochi altri che osservano distratti il brulicare complessivo del quadro.

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LA FOTO è tratta da qui. E’ ovviamente una riedizione in costume in una festa di tipo parrocchiale, come si confà ad un gruppo di persone rispettose di SANTA MADRE, tanto più che nella realtà non è previsto l’impiego di accessori vietati, come il preservativo.

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Ma ecco un piccolo esempio, così come presentato da La Stampa.

Nega di essere «una professionista del sesso», di aver fatto uso di cocaina, di aver fatto l’amore con il presidente del Consiglio. Nega tutto quello che ha dichiarato Gianpi Tarantini ma ammette di avere avuto rapporti sessuali con l’ex vicepresidente della Giunta Vendola, Sandro Frisullo, e con il capo area gestione patrimonio della Regione Puglia, Antonio Colella. E in cambio di queste prestazioni, di aver avuto «regali» da Gianpi Tarantini, 500 euro per le serate baresi, 1000 per la festa a palazzo Grazioli.

Eccola qui Terry De Nicolò, 35 anni, lavoratrice precaria (arredatrice, hostess, modella) con il problema di pagare il mutuo per la casa. E nello studio del suo legale, l’avvocato Sabino Strambelli, ha deciso di raccontare la sua «verità»: «Che cretina che sono stata, pensavo che mi volesse aiutare e invece ero io che servivo a lui. Sono finita nel sistema Tarantini come un pollo».

Come e quando ha conosciuto Gianpi Tarantini?
«Quattro, cinque anni fa. A una festa nella sua villa di Giovinazzo. Ero con il mio fidanzato che me l’ha presentato. Poi ci siamo visti altre volte in modo casuale, a feste e incontri. Persi di vista, abbiamo ripreso a vederci all’inizio del 2008».

E Gianpi le ha fatto conoscere Sandro Frisullo.
«Gianpi sapeva dei miei problemi economici, e ha pensato di farmi un favore presentandomi persone potenti, politici influenti».

Il primo incontro?
«Agli inizi del marzo del 2008. In quell’appartamento di via Extramurale Capruzzi. Un pranzo a tre, poi Gianpi ci ha lasciati e…».

Frisullo l’ha pagata?
«No, ero stata presentata da Gianpi come una sua amica. Tarantini mi diede 500 euro di sua spontanea volontà: "Siccome ci tengo a Frisullo… ti riconosco questo regalo". Dopo quella volta, con Sandro ci sono state telefonate, messaggi sms molto dolci e poetici».

E vi siete rivisti.
«Un mesetto dopo. Prima di quel secondo incontro, Gianpi mi ha fatto un secondo regalo, sempre 500 euro».

Ma l’assessore sapeva di quei regali?
«Non credo. Frisullo mi disse che voleva rivedermi in maniera diversa, insomma senza coinvolgere Tarantini. Era molto dolce e attento ai miei bisogni. Io volevo essere aiutata e lui mi disse che era disposto a farlo. Fu vago, mi chiese un curriculum e arrivederci e grazie. Stop».

Gianpi le ha presentato altri potenti?
«Sì, quel manager della Regione, Colella. Gli incontri avvenivano in un albergo di Bari. Due, tre volte in tutto. Colella mi fu presentato come medico, e io dovevo avere un piccolo intervento chirurgico».

Arriviamo alla serata a palazzo Grazioli.
«Gianpi ad agosto parte per le vacanze in Sardegna. Voleva portarmi con lui: "Sai lì ci sono molti imprenditori… vediamo se riesco a trovare qualcuno che ti possa aiutare…". Ma poi non se ne fece nulla. Arriviamo a quella festa del 23 settembre. Gianpi mi chiamò: "Ti va di venire a Roma a una cena con amici?. Tanto sai che sono generoso…". Mi diede mille euro. Ero depressa e accettai. Mi pagò l’aereo e un albergo in via Margutta. La sera passò a prendermi in auto. C’era anche Carolina Marconi. Che bella ragazza, vista da vicino».

Come andò?
«Mente Tarantini. Nessuna notte d’amore con il Presidente. Serata piacevole. Eravamo una ventina, una quindicina di ragazze. C’erano Apicella e due ospiti importanti. Un rappresentante delle istituzioni e un imprenditore noto. Che peccato non essere stata più invitata, sarei tornata correndo».

Ormai il clichè è fisso, il Gianpi mezzano, il mutuo da pagare e "l’innocente" utilizzatore finale. Tutti e solo così, a cominciare da quello più grosso, nel senso di ruolo, per il resto son tutti veramente cazzi loro!

O forse no, soprattutto per le conseguenze, NOSTRI.