nell’Italia, ante-Mussolini, data importante, data che riconsacrava l’indipendenza e la raggiunta unità del suolo italiano togliendo quello spartitraffico, anzi diga, che la divideva: lo Stato Pontificio.

con l’occasione sono però possibili anche altre interpretazioni come questa, interessante, di componenti della Chiesa Valdese.

XX settembre 1870
Daniele Garrone (decano della Facoltà valdese di teologia)

XX settembre 1870, una data fausta per le minoranze religiose in Italia, in primis protestanti ed ebrei. Perché? E’ molto semplice: perché fino al 20 settembre gli ebrei potevano vivere nella città del papa solo ghettizzati, i protestanti nemmeno quello.

Tra la Riforma del XVI secolo e il 1870 a Roma mi risultano soltanto le seguenti presenze protestanti: quella del pastore Giovan Luigi Paschale, ministro delle chiese valdesi di Calabria, che vi fu condotto nel 1561 per essere processato dall’Inquisizione e che fu arso di fronte a Castel Sant’Angelo; i membri protestanti delle ambasciate europee, che nelle sedi diplomatiche potevano celebrare il loro culto, ma che dovevano esser sepolti "fuori le mura" della città santa; quelli che vennero a stamparvi il Nuovo Testamento durante la Repubblica Romana e che dovettero lasciare la città dopo il rientro di Pio IX e furono così risparmiati dall’assistere al rogo papalino dei testi evangelici.

Possiamo immaginare – e li condividiamo come cittadini e come cristiani – i sentimenti dei "colportori" che entrarono in Roma poco dopo i bersaglieri con un carretto di Bibbie trainato da un cane che portava una gualdrappa con il nome "Pio IX"!

XX settembre 1870, una data fausta per l’Italia. Veniva posta fine ad une delle ultime e più caparbie monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la specifica pretesa che il papa-re fosse il vicario del crocifisso, una contraddizione in termini, tanto più per ogni lettore del Vangelo.

A ben guardare, il XX settembre è data fausta anche per i cattolici italiani. Come potrebbero esser ancora tali, se il loro papa fosse ancora un sovrano assoluto che impartisce pene, compresa quella di morte, per chi non aderisce alla "Verità" che egli detiene?

Dovremmo dunque tutti esser grati per il XX settembre, con l’unica eccezione dei cattolici "neri" che ogni anno celebrano a Porta Pia una messa in suffragio per le guardie svizzere cadute in difesa di "Cristo re". Ma non è questo l’umore di questa Italia affollata di chierichetti atei e di neoclericali che invocano la riscossa tridentina.

E se avesse ragione quel mio amico che dice amaramente che in realtà Porta Pia è la breccia attraverso cui il Vaticano è dilagato in Italia?

Se guardiamo al Concordato fascista, all’art. 7 della Costituzione per il quale dobbiamo essere grati a Togliatti e, in anni recenti, all’ignavia di tanti politici di ogni schieramento in materia di laicità e di riconoscimento del pluralismo religioso, siamo tentati di non dargli torto. Per smentirlo ci vorrebbe una reazione dei cattolici italiani che però non mi sembra all’ordine del giorno. (da NEV – Notizie evangeliche 36/37 – 09).

L’ironia della storia è sempre tremenda, d’altra parte l’alternativa quale sarebbe stata? La persistenza dello Stato Pontificio o una ribellione interna a forza di oicche e moschettoni in regioni indietro di secoli a una qualsiasi modernizzazione sia nell’economia che nella scienza o nella cultura in genere?

Bisognava infatti scendere in Campagnia per ritrovare nella città di Napoli residui di linguaggi e anche economie in qualche modo europee. L’errore forse fu in piemontesi e lombardi a non cogliere da subito la necessità di "colonizzare" in modo moderno quei territori, invece di proteggere e mantenere strutture economiche e sociali basate sulla rendita e sul latifondo.

Accadde così che in alcune regioni ponte (Marche, Emilia-Romagna) in pochi decenni l’influsso dell’Europa, dei mercati europei e anche del nascente socialismo favorì rimescolamenti sociali ed economici, mentre al Sud vi fu la regressione più completa e la omologazione alle condizioni preesistenti dello Stato Pontificio.

E questo forse non tanto per scelta quanto per la illusione che le magnifiche sorti progressive si sarebbero realizzate da sole, senza la formazione di una borghesia del saper fare ma affidandosi solo alla borghesia del saper servire e rapinare, i cui effetti con il tempo si sono addirittura amplificati.

Per i più curiosi il link per il post 20 settembre 2008.