c’è una premessa che una sorridente e attenta blogger ha pubblicato con ironica concisione.

Non ho ancora capito che concezione del privato/pubblico abbiano Berlusconi e i suoi sodali: candidare la D’Addario è privato, la sentenza Cir è pubblico. Mah

chiarito questo, allora si può parlare e discutere. E’ questa una scelta facile per un chimico, misuro il pH  ("p" minuscolo, "H" maiuscolo. Se nelle pubblicità scrivono diversamente eliminate prodotto e marca, dietro c’è solo marketing. Come dietro il PdL). Se il valore è maggiore di 7 dite alcalino o basico, se minore dite acido.

Se è 7? impossibile madre natura si schiera sempre e il maggiore di 7  di solito non propende per la vita propria ma prepara nutrimento per altri. Ma questa è una altra storia.

e allora comincerei con l’opinione di Sartori, grillo parlante e imprevedibile vecchio ma non come il bizzoso e protagonistico ex-Presidente Kossiga.

L’anomalia di quel lodo

Poco più di sette an­ni fa — era il 2002 — scrivevo dell’im­munità parlamen­tare e avanzavo una propo­sta: «consentire al parla­mentare di scegliere tra sottomettersi al giudizio della magistratura o invo­care l’immunità. Però nel secondo caso non si potrà ripresentare alle elezioni e dovrà affrontare, a manda­to scaduto, il corso della giustizia. Questa proposta protegge il rappresentan­te nell’esercizio delle sue funzioni ma non consente a nessuno di sfuggire alla giustizia per tutta la vita. Immunità sì; ma non un’immunità che trasfor­mi le Camere in un santua­rio di indiziati in altissimo odore di colpevolezza».

Va da sé che questa pro­posta non fu accolta. Ven­ne invece approvata una legge che fu poi bocciata, nel 2004, dalla Corte Costi­tuzionale. Così ora ci risia­mo con il cosiddetto Lodo Alfano. Le novità sono due. Intanto scompare la parola immunità sostitui­ta dalla melliflua dizione «sospensione del proces­so penale». In secondo luogo questa immunità (perché tale è) si applica soltanto alle più alte cari­che dello Stato, e così di­venta, in apparenza, «im­munità salva-quattro».

In apparenza, perché an­che questo è un camuffa­mento. I presidenti delle due Camere non hanno mai chiesto un’immunità privilegiata, speciale, né si capisce perché ne abbiano bisogno, e cioè perché debbano essere insostitui­bili. Quanto al capo dello Stato, l’inquilino del Quiri­nale è già tutelato dall’arti­colo 90 della Costituzione, che lo rende indiziabile soltanto per «alto tradi­mento e per attentato alla Costituzione»; e in tal ca­so «è messo in stato d’ac­cusa dal Parlamento» (non dalla magistratura). Ne consegue che la «sal­va- quattro» è in realtà una cortina fumogena per una leggina ad personam (dav­vero con fotografia) che è soltanto «salva-uno» che è soltanto salva-Cavaliere.

Il fatto è che in tutte le democrazie un capo del governo viene sostituito senza drammi e senza che questo evento «possa osta­colare seriamente l’eserci­zio delle funzioni politica­mente più elevate» (come sostiene melodrammatica­mente l’Avvocatura dello Stato). Melodrammatico o no, l’argomento (discutibi­lissimo) non è un argo­mento giuridico. La Corte, che udirà il caso domani, dovrà soltanto valutare se il privilegio di intoccabili­tà a vita appetito da Berlu­sconi sia costituzional­mente accettabile.


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Già, a vita. Il Lodo parla di sospensione tempora­nea; ma sembra che lasci aperto, senza dare nell’oc­chio, un varco fatto su mi­sura per Berlusconi. Nel te­sto Alfano, articolo 5, la «sospensione non è reite­rabile » se applicata a suc­cessive investiture in altre cariche; ma tace su succes­sive investiture nella stes­sa carica. Pertanto basta che Berlusconi si faccia sempre rieleggere presi­dente del Consiglio per es­sere salvaguardato sine die , senza termine. Intravedo già che l’ono­revole avvocato Ghedini di­rà proprio così. Mi chiedo se la mia pro­posta del 5 agosto 2002 non fosse meglio dei mo­striciattoli escogitati da al­lora.

Credo che nel merito ci sia poco da aggiungere, ma mi piace concludere con il commento di un lettore de Il Messaggero

Cosa penso del lodo

Penso che il lodo alfano sia, come lo scudo fiscale, una emerita porcata.Le alte cariche dello Stato non devono essere perseguibili per azioni legate al loro mandato politico e basta. Se una carica dello Stato commette reati fiscali, tributari, esporta denaro clandestinamente, legifera per far arricchire parenti imponendo cose non necessarie , ha contatti di tipo mafioso , utilizza e sfrutta gli apparati statali per proprio interesse ,corrompe persone per scaricare e sviare indagini, allora deve essere giustamente giudicato e condannato perchè la Legge deve essere uguale per tutti .

Così come vengono multati i cittadini sorpresi con le puttane per strada , a maggior ragione devo essere puniti, ancora più severamente , i politici che portano le puttane nei palazzi del governo , che le fanno andare sù e giù per l’italia con aerei e con spese a carico dei contribuenti .

Quando un oscuro personaggio che sbarca il lunario cantando sulle navi da crociera , abbordando vecchie babbione con la musica del pianoforte suonata dall’amico del cuore, diventa improvvisamente miliardario , deve anche dire e dimostrare dove vengono tutti quei soldi.
Insomma in italia manca la moralità , l’etica e sostanzialmente abbiamo una giustizia lumaca che non funziona come dovrebbe.
Saluti.    
ORE 12.06