il web è micidiale e ben utilizzato anche dai quotidiani seri e non schierati, come si vuol pretendere di dire, fanno oltre che informazione decisamente politica.

in questi momenti di polemica rovente con giudici komunisti o banalmente di sinistra come adesso consultare gli archivi "esposti" in bellavista ad esempio da Il Sole 24 Ore porta a delle riscoperte.

infatti da una parte e dall’altra andiamo spesso in automatico, confidando nella memoria propria o nelle affermazioni di chi è di moda, per la propria parte, in quel momento.

ed ecco un esempio, di quando una precedente cancellazione costituzionale abolì una delle tante leggi ad personam, autore allora il Pecorella. Sempre naturalmente per difendersi dal processo e arrivare alla prescrizione.

Cassazione: per Berlusconi sì al processo d’appello

Una decisione scontata. E tuttavia dirompente, sul piano giudiziario e politico. Il processo Sme in cui è imputato per corruzione l’ex premier Silvio Berlusconi – prosciolto in primo grado per prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche – "recupera" l’appello della Procura di Milano che la legge Pecorella – l’ultima delle norme ad personam approvate nella scorsa legislatura – aveva cancellato.

Lo ha stabilito ieri la Corte di cassazione alla luce della recente sentenza (n. 26 del 2007) con cui la Corte costituzionale ha "bocciato" la legge Pecorella, dal nome del proponente, Gaetano Pecorella, deputato forzista nonché avvocato di Berlusconi.

Pecorella era presente in Aula quando il presidente della sesta sezione penale della Corte, Giorgio Lattanzi, ha letto il dispositivo della sentenza, che prevede la trasmissione degli atti sulla vicenda Sme alla Corte d’appello di Milano, dove peraltro è rimasto uno spezzone del processo, relativo all’appello della parte civile Cir di Carlo De Benedetti (la prossima udienza si terrà il 22 febbraio).

A questo punto, in quella stessa sede la Procura di Milano farà valere le sue ragioni per ottenere la revoca delle attenuanti generiche e, dunque, la condanna di Berlusconi. Ma, al di là delle attenuanti, al processo non restano molti mesi di vita: la prescrizione scatta infatti a settembre 2007, forse qualche mese dopo. E non sarà facile arrivare a un verdetto definitivo entro quella data.

Sulla prescrizione punta Berlusconi. «È un processo finito – ha detto ieri -. Si risolverà tutto con un nulla di fatto, perché le accuse sono assolutamente infondate. Si vogliono solo buttare i soldi dei cittadini». Dopo la decisione della Consulta, l’ex premier aveva parlato di «attacco alla democrazia» perché «tutte le istituzioni sono in mano alla sinistra».

Accusa reiterata ieri da Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, che punta il dito contro «gli equilibri politici della Consulta» e adombra una sorta di complotto giudiziario contro Berlusconi. «Sarà un caso – dice Cicchitto – ma dopo la sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità della legge che aveva escluso l’impugnabilità delle sentenze assolutorie di primo grado, uno dei primi risultati è stata la decisione della Cassazione di mandare a Milano gli atti su Berlusconi affinché il leader di Fi venga sottoposto a giudizio di secondo grado».

In realtà, quella di ieri non è la prima decisione con cui la Cassazione, dopo la sentenza della Consulta, fa "rivivere" l’appello. Altre ce n’erano state nei giorni precedenti, come ha ricordato anche il Procuratore generale della suprema Corte, Gioacchino Izzo, prima di chiedere che il processo Sme tornasse a Milano.

Dopo la sentenza del Tribunale, infatti, gli atti erano passati direttamente in Cassazione perché la Pecorella aveva abolito l’appello del Pm contro le assoluzioni dell’imputato, consentendogli di trasformarlo in ricorso in Cassazione: una riforma cancellata dalla Consulta perché contraria ai principi del giusto processo, in particolare alla parità delle parti.

Dopo quella sentenza, secondo la Corte tutti gli appelli dichiarati «inammissibili» sulla base della legge Pecorella (in Cassazione, nel primo semestre 2006, ne sono arrivati 921) devono essere annullati; i relativi ricorsi in Cassazione sono «inammissibili» e gli atti devono tornare alle Corti d’appello.

L’articolo era del febbraio (17) 2007. Le giaculatorie sono le stesse, le stesse giaculatorie che hanno riempito i lunghi primi minuti del TG 1 di stasera. Giaculatorie che all’inizio avevano visto il Berluscone in atteggiamento sereno, che accettava di esere uno come tanti ma che poi, rimessosi dallo choc o per forza propria o per forza medicata, qualsiasi cosa si voglia intendere, ha ripreso tono e ingiurie anche contro il Napolitano (Voi sapete da che parte sta).

Naturalmente staranno già preparando la nuova "leggina" per imbrigliare Milano ed evitare una condanna inevitabilmente certa, visti i precedenti MILLS, e il finale prescritto.

Prescrizione pericolosa, come ben ha capito dal tribunale civile, perchè se fosse stato in giudizio e alla fine fosse stato assolto dalla corruzione nè lui nè gli altri azionisti Mediaset avrebbero dovuto pensare come fare per risparmiare i 750 milioni di euro che sono loro capitati addosso.