a suo tempo fece saltare Paolo Mieli, ma LUI il Corriere lo legge? O gli hanno dato fastidio persino gli editoriali di oggi del Della Loggia e del Battista?

Pier Luigi Battista

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La paura del «regime della sini­stra » giustifica l’arroccamen­to del centrodestra nella sua fortezza, il clima di conflitto permanente, l’impossibilità (intravista il 25 aprile attra­verso l’immagine di Berlusco­ni con il fazzoletto partigiano al collo) di pacificarsi con l’Italia, pur minoritaria, che non l’ha votato. Il fantasma del regime è però un veleno che agisce in profondità. Incendia la lotta politica, ma intossicandola con un clima di sospetti incrociati, di guerra civile a bassa intensità, di reciproca e permanente delegittimazione. Non il regime, ma il caos, un ininterrotto comizio che seppellisce la normalità politica rinfocolando un forsennato spirito di fazione che è la deformazione caricaturale del bipolarismo. Il regime non c’è, ma il suo spettro può generare frutti ancora peggiori. Travolgere istituzioni. Alimentare una rissa interminabile tra le truppe contrapposte, ma incomprensibile agli italiani che non sono militanti ma seguono allibiti la politica dei blitz e degli agguati, delle urla e dei proclami stentorei che ci perseguita implacabile da quindici anni. Incapaci, una buona volta, di voltare pagina.

Ernesto Galli  Della Loggia

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Alla fine, però, una sentenza è solo una sentenza. Proprio la tormentata esperienza dell’ultimo quindicennio della nostra storia dovrebbe farci convinti di una cosa (e mi pare che di ciò anche l’opposizione oggi sembri convinta, con la solita esclusione della frangia folle dei dipietristi): e cioè che in una democrazia la legittimazione politica non si conquista e non si perde nelle aule di giustizia. Se si è adatti o inadatti a governare non si decide né nelle redazioni dei giornali né nei tribunali.

Berlusconi governa perché ha vinto le elezioni, non per altro: perché la maggioranza legale dei votanti ha approvato il patto politico programmatico da lui proposto. Ma non è che allora il presidente del Consiglio possa dormire sonni tranquilli. Nel suo stesso elettorato sta crescendo l’impressione, infatti, che quel patto debba ancora essere davvero onorato. Partita con slancio, l’azione del governo è andata poi infiacchendosi. Molte, troppe riforme, attendono ancora di essere messe in cantiere.

L’abolizione dell’Ici, il provvedimento sul reato di immigrazione clandestina, gli indirizzi in tema di politica dell’istruzione e della pubblica amministrazione, ma soprattutto la politica anticrisi di Tremonti, hanno rappresentato senz’altro dei punti di forza, così come è stata apprezzata la capacità del premier di fronte alle emergenze dell’immondizia a Napoli e del terremoto in Abruzzo.

Ma gli elettori si aspettano di più, si aspettano un colpo d’ala, il grande rinnovamento che li aveva convinti diciotto mesi fa a votare per la destra. Questa dovrebbe essere la vera preoccupazione di Berlusconi: è al tribunale della politica, non a quello dei giudici, che alla fine egli dovrà rispondere.

Se qualcuno va a rileggersi con quanta lingua questi due illustri editorialisti del Corriere hanno lisciato il duce e kapo supremo troverà forse un po’ pesanti questi editoriali e commenti di oggi, ma se ci sono due che un giorno sì e l’altro pure hanno bastonato e irriso la sinistra, il centro-sinistra o, comunque, il non PdL è veramente bravo.

Il chè forse significa che persino loro, ferocemente anti-sinistra, cominciano a far fatica a raccontarla ai loro lettori. E chi vuol capire capisca.

(ANSA) – ROMA, 9 OTT – ‘Sentiamo la mancanza del Corriere che fu’. Lo dice il premier, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa seguita al Cdm.’Abbiamo la sfortuna – prosegue – che il primo quotidiano italiano sia passato dall’essere un foglio conservatore della buona borghesia italiana ad un foglio di sinistra’.’L’attacco’ di Berlusconi al Corriere ‘e’ gravissimo’ afferma Luigi Lusi (Pd) sottolineando che ‘E’ inaccettabile’ che il premier abbia tentato di intimidire il giornale al termine del Cdm.