il feticcio TV non è un feticcio è una terribile e amara realtà. Non bastano, libri, memorie, pubblicazioni. Solo se il fatto, le parole, i pensieri, le polemiche arrivano in TV allora qualcosa accade.

è come se ci fosse una diga che blocca e trattiene il ribollire stratificato dei fatti, solo quando il portellone della TV si apre allora a valle si comincia ad avvertire qualcosa e, chissà, forse proprio qualcosa di positivo potrà crescere per tutti.

E’ proprio vero: una storia esiste solo se va in tv. Della trattativa fra Stato e Cosa nostra, nel corso degli ultimi anni, è stato detto tutto e il contrario. Sono stati scritti libri rimasti nella nicchia degli addetti ai lavori e agli appassionati delle spy story. Ieri sera, però, la trattativa è nata ufficialmente perché ha fatto il suo pubblico ingresso nell’arena politica di una trasmissione «politica».

E’ questo il merito principale della puntata di Annozero, insieme con una puntualizzazione fondamentale, anche per la magistratura che indaga sullo stragismo mafioso. Ieri sera l’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, ha detto a chiare lettere che Paolo Borsellino sapeva dell’esistenza di una trattativa con Cosa nostra portata avanti da ufficiali dei carabinieri del Ros.

Una versione finora smentita dal prefetto Mario Mori e dal col. De Donno, allora in forza al Ros. Una testimonianza confermata – secondo l’ex guardasigilli – dalla più stretta collaboratrice di Giovanni Falcone, Liliana Ferraro, informata da uno degli ufficiali coinvolti, Giuseppe De Donno in quel momento capitano.

E’ uno squarcio non da poco, perché legittima i sospetti su tutto quel che, nel tempo, è venuto fuori: i depistaggi, i processi che si devono riaprire perché «truccati», gli strani personaggi istituzionali che entrano ed escono, un po’ guardie un po’ ladri, le amnesie di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni. Insomma, il «pozzo nero» delle stragi del ‘92 e del ‘93 esiste. L’abbiamo visto in tv.