difficile prendere posizione sulla proposta di Fini, anche se sul piano pratico può essere utile. Vi sono infatti motivazioni comprensibili e, sul piano concreto, forse accettabili.

Ffwebmagazine, periodico online della fondazione Farefuturo presieduta da Fini, difende la proposta precisando che non è «nè una novità nè una provocazione». «Non si comprende la natura delle polemiche che l’hanno accompagnata. Perchè se si vuole un islam moderato e integrato con la società italiana, e far emergere quel fenomeno sommerso dove prolifera la predicazione radicale, questo percorso non può che partire ed essere stimolato nel luogo dove ha inizio il percorso di ogni futuro cittadino: la scuola», prosegue l’articolo. «Eppure ogni volta che se ne parla sembra che questo sia il pretesto per intromettere nella discussione politica un elemento estraneo», si legge ancora.

Per Mario Ciampi, direttore di Farefuturo, «non porsi il problema significa lasciare la confusione che c’è e che a lungo andare insieme alla mancanza di integrazione potrebbe anche portare a problemi di ordine pubblico. Se non è questa la via per un italianizzazione dell’Islam occorre in ogni caso pensare a delle alternative credibili ed efficaci che consentano di coniugare la libertà religiosa con la piena integrazione degli immigrati di religione islamica nel nostro Paese». I finiani insomma insistono e incassano anche il sostegno di D’Alema. «L’ora di religione è un diritto anche perchè chi non la fa può optare per altre materie come educazione civica, quindi non capisco perchè a dei bambini di religione islamica si debba impedire come insegnamento alternativo quello della loro religione allargando, in pratica, un principio che già esiste a scuola» ha detto l’ex premier. «La proposta di Urso mi sembra un’ipotesi che possa trovare spazio nel nostro Paese».

Poi si aprono altre questioni: e l’8 per mille, e le scuole, la sanità "privata" pagata dal pubblico, le modalità di scelta dei docenti, chi li paga, chi sono i Vescovi Mussulmani che decidono, quali delle loro "confessioni" (sunniti, sciiti, etc.) avranno più diritti di scelta di altri, chi deciderà?

Non è casuale che il Vaticano sostanzialmente appoggi questa posizione, il Vaticano ha lo sguardo lungo, io ti concedo spazio qui dove è il mio impero, tu mi darai spazio a cas tua. Sono recenti i conteggi sulla presenza mondiale degli aderenti alla religione mussulmana.

Il luogo, la scuola, dove portare questi tipi di insegnamento può essere giusto, è un ambiente di cultura e quindi apparentemente ottimale, ma questo non esclude che poi permangano le scuole o le istituzioni "private".

A mio parere si dovrebbe trovare un luogo e uno spazio perchè l’aspetto religioso venga presentato ma non può essere per definizione "di parte", come lo è nei fatti oggi.

Ulteriore difficoltà, ma le correnti religiose minoritarie, anche cristiane (vedi valdesi) dove le mettiamo? Non si ha il coraggio di riconoscere che la religione è una questione PRIVATA, il ricordo e il retaggio della RELIGIONE DI STATO è ancora fortemente presente.

Molte posizioni sarebbero giustificate purchè lo Stato avesse una sua propria identità e indipendenza e si preoccupasse, in modo "laico" di liberare i suoi cittadini dai vincoli di pregiudizi di tipo ideologico e religioso, lasciandoli ovviamente liberi di decidere per sè (fine vita, PACS, ad es.).