una notiziola, fresca, fresca. DA PAVIA.

In carcere Giuseppe Grossi, re delle bonifiche ambientali, e  Rosanna Gariboldi, assessore al personale della Provincia di Pavia  nonché moglie di Giancarlo Abelli, deputato del Pdl e vicecoordinatore nazionale del partito di Berlusconi. Le due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse  nell’ambito dell’inchiesta che la procura di Milano sta conducendo sulla bonifica dell’area Montecity-Santa Giulia, nella zona sud del capoluogo lombardo.

Ci sono altri tre arrestati, tutti collaboratori di Grossi: Cesarina Ferruzzi, Paolo Titta e Maria Ruggero. Giuseppe Grossi, a capo della Sadi (quotata in Borsa), è il più conosciuto imprenditore di bonifiche ambientali su aree ex  industriali. Grossi è anche molto amico di Giancarlo Abelli (entrambi sono pavesi), la cui moglie Rosanna Gariboldi, 64 anni, era già indagata per riciclaggio per i soldi scambiati con il re delle bonifiche tramite un conto cifrato di una banca di  Montecarlo. Nell’ambito della stessa inchiesta milanese erano stati  arrestati a febbraio l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex  finanzieri, accusati di aver creato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell’area.  

Rosanna Gariboldi era stata scelta a sorpresa come assessore della Provincia di Pavia dopo il successo elettorale del centrodestra alle elezioni del 2006. Un passato nell’ufficio amministrativo del  policlinico San Matteo di Pavia, “lady Abelli” era stata designata dal presidente Vittorio Poma, fedelissimo di Abelli stesso. A tutti era sembrata una scelta destinata a rafforzare il controllo del deputato del Pdl sull’ente locale, vista la totale mancanza di  esperienza politica da parte della moglie Rosanna.

Nell’agosto scorso la Gariboldi era finita dell’inchiesta sull’imprenditore Grossi (amico di famiglia: Abelli è solito anche  andare a caccia con il re delle bonifiche), accusata di riciclaggio: era stato scoperto che dal suo conto monegasco era  partito un bonifico di 500 mila euro per un conto svizzero nella disponibilità di Grossi; sul conto della Gariboldi, in due tranche, erano tornati 632 mila euro. La Gariboldi si era difesa dicendo che i 500 mila euro erano soldi  ricavati dalla vendita di un immobile, e destinati a un investimento:

“Un giorno ho detto a Grossi che non sapevo cosa fare di quei soldi – dichiarò l’assessore – lui allora mi ha detto che ci pensava lui a farmi fare un affare: non so se stesse acquistando uno stabilimento o cos’altro. So solamente che a una persona come lui, che gli affari li ha nel sangue, non c’è bisogno di chiedere nulla. E’ tutto regolare. Al massimo potrei dover pagare una multa per evasione fiscale».

La vicenda giudiziaria apparentemente non aveva intaccato la posizione della Gariboldi, né di Abelli, che aveva reagito gridando alla vendetta politica. Addirittura pochi giorni fa Abelli in un’intervista aveva detto di pensare alla moglie come possibile candidata alle prossime elezioni regionali, magari con un incarico di rilievo (Abelli è stato assessore con Formigoni): «È possibile, è una donna e fa già l’assessore provinciale, con una presenza radicata e autonoma».

L’arresto rischia di sconvolgere la politica pavese, della quale Abelli è il principale protagonista: tutte le decisioni nel centrodestra vengono prese solo dopo averlo consultato, e lui stesso ha imposto il nome del giovane candidato sindaco del capoluogo, Alessandro Cattaneo, che è poi riuscito a vincere la  recente sfida elettorale per il Comune di Pavia.

Un altro kolpo della giustizia komunista?