ecco come quello che si potrebbe definire, in linguaggio giornalisico, un "asterisco", una volta spezzettato diventa una specie di romanzo dove è sempre la stessa parte a fare figure di merda. Ma con LUI anche tutti noi!

INTERCETTAZIONI e spionaggi.

C’è dipendente e dipendente. Anche nelle aziende di Berlusconi. Ed ecco il caso sollevato dal senatore Pedica dell’Italia dei Valori: il caso di Roberto Gasparotti, ex cameramen di Mediaset. Nel 1996, secondo il parlamentare dipietrista (che cita un verbale della procura di Brescia), Gasparotti ammise di sver sistemato nelle case di Berlusconi delle microspie che servivano a registrare quanto dicevano gli ospiti del premier. Il Cavaliere, invece, fornì una versione opposta e sostenne di essere stato lui la vittima di un’azione di spionaggio. Fatto sta che, come nota il senatore, Gasparotti oggi lavora a Palazzo Chigi come responsabile della sala stampa.

Sono fatterelli che tornano alla mente in questi giorni. Mentre divampa la polemica sul «pedinamento» del giudice Mesiani (anche se qua non si tratta di microspie ma, chissà, di microcamere: non si sa ancora chi e come abbia filmato il magistrato e i suoi calzini turchesi per conto di «Mattino 5»). E mentre – caso Augias docet – è in atto un ostinato lavoro di ricerca da parte degli organi di stampa amici del Cavaliere di informazioni riservate provenienti dai disciolti Servizi segreti dei paesi dell’ex blocco sovietico. Dietrologie che alimentano le diffidenze.

VIAGGI manovre e incontri. 

Come quelle, tutte politiche naturalmente, maturate in questi giorni negli ambienti berlusconiani verso Tremonti. Ma, come se il diavolo avesse voluto metterci la coda, ecco il cortocircuito. Il premier va a cena con Putin e il suo ministro in odore di fronda con chi si vede? Con l’ambasciatore americano David Thorne. E così una mera coincidenza temporale disegna uno scenario di rapporti che richiama la Guerra Fredda.

SURMENAGE da incontri e scambi di persone.

La confusione è grandissima nel Palazzo. Succedono cose come questa: la settimana scorsa negli uffici del governo arriva una telefonata dal Consiglio generale di cooperazione del Golfo. Coma mai, è la domanda, la richiesta di un incontro con Berlusconi, avanzata ormai da tre mesi dal segretario generale Abdul Rahman Ibn Hamad è caduta nel nulla?

Non c’è problema, rispondono, il presidente Berlusconi ha già fissato con lui un appuntamento a Venezia. Dall’altra parte il gelo: «Berlusconi vedrà Hamad Bin Khalifa, l’emiro del Qatar. Il nostro segretario è un’altra persona!».

COMICA FINALE.

Un paio di giorni fa avevo fatto alcune illazioni sul viaggio così "imprevisto" del nostro piantando in asso impegni e anche ospiti appositamente e da tempo invitati.

Ecco allora raccontato fino in fondo che cosa realmente è successo.

PREMESSA

Il re di Giordania Abdallah e sua moglie la regina Rania hanno appena lasciato Milano, l’ultima tappa del loro viaggio in Italia. Una “visita di Stato”, ovvero un impegno al massimo livello del protocollo e della formalità, funestato da un brutto incidente diplomatico per cui il re ha protestato col governo italiano.

Martedì sera, a poche ore da un appuntamento fissato da mesi, il presidente del Consiglio Berlusconi ha fatto sapere al re e alla regina che non avrebbe più potuto ospitarli a pranzo a Villa Madama come era stato previsto. Per “sopravvenuti impegni”, ovvero per la convocazione dell’incontro con Vladimir Putin a San Pietroburgo, Berlusconi ha dato “buca” ai sovrani hascemiti, promettendo che un nuovo incontro ci sarà «presto».

 RIMEDI

Mercoledì in fretta e furia il Cerimoniale della Repubblica ha dovuto far fronte a quello che per un diplomatico «è la peggiore gaffe diplomatica messa a segno dal governo italiano»: il re e la regina, infatti, non avevano nessuna autorità, nessun ministro, nessuno che li invitasse a pranzo. E’ stato cercato in fretta e furia un ristorante per organizzare un programma alternativo.

LE CONSEGUENZE

Re Abdallah ha verificato la gravità dell’affronto quando i suoi collaboratori gli hanno spiegato che Berlusconi se n’era andato in Russia per incontrare Putin e gli hanno fatto vedere le foto degli incontri. Il re si è infuriato, ha protestato con Palazzo Chigi e con il Ministero degli Esteri. Tra l’altro i siti di news del mondo arabo si sono accorti molto bene della scortesia di Berlusconi: «I problemi di Berlusconi sono tanti e complicati, perciò non ha potuto vedere il re Abdallah» titola Aaramnews.com, un sito web molto seguito in Giordania.

I media ufficiali giordani hanno solo ripreso il comunicato ufficiale che parlava di «sopravvenuti impegni del presidente del Consiglio italiano». Ma su Internet il termine “impegni” scatena qualche ironia: viene fatto notare «l’imbarazzante silenzio ufficiale da ambo le parti sulle ragioni del rinvio tra il nostro sovrano e la più alta carica del potere esecutivo italiano, rinvio da attribuire alla piramide di problemi che sta affrontando Berlusconi».

MALIGNITA’

«Una piramide – scrive il corrispondente da Londra – in cima alla quale siede su un grande impero mediatico e sportivo pieno di problemi interni e di conflitti con tutto il panorama politico del paese». Un panorama di conflitti con «la giustizia e la Suprema corte costituzionale, passando per i media e i giornali, per non parlare dei suoi problemi familiari che hanno visto sua moglie chiedere pubblicamente il divorzio per il suo coinvolgimento in scandali con minorenni e ragazze da divertimento».