come il ponte, che qualcuno scherzosamente accetterebbe purchè alla memoria.

questo intervento di GUIDI su Il Sole 24 Ore esprime delle realtà vere e necessità ormai non più rinviabili e su cui le parti sociali, come si usa dire, e che io collocorei più volentieri nel grande trascurato mondo della produzione o, chiamatelo come volete, dei ceti produttivi alla faccia del mondo della rendita.

in questo più che quindicinale regno berlusconico è ora che qualcuno si muova in modo deciso così da bloccare le illusioni demagogiche dei viaggiatori a titolo personale, dice LUI.

Il dollaro a 1,50. I fornitori che non pagano. Gli ordini che non ci sono più. A Mantova, al Forum di Piccola Industria di Confindustria, Guidalberto Guidi, presidente dell’Anie, ha evidenziato come nel settore delle aziende elettroniche e elettromeccaniche, da metà 15 settembre, sia ricominciata un’azione di destoccaggio.

Adesso, però, il problema è rappresentato dalla mancanza di portafoglio e dal prolungamento del pagamento da parte non solo della pubblica amministrazione, ma anche da parte dei grandi clienti privati. E ha aggiunto: "Se non volete perdere pezzi interi del manifatturiero italiano, serve un piano Marshall di investimenti pubblici e un progetto vero di liberalizzazione delle reti, materiali e immateriali". Il disagio delle piccole aziende si inscrive in un contesto nazionale quanto mai critico.

A questo proposito, attacca Rosario Messina, di Federlegno: "Aboliamo le province e riduciamo le spese dei ministeri. E, poi, l’esecutivo crei strumenti per incentivare i consumi: per esempio, si faccia sì che negli stipendi dei lavoratori ogni mese ci siano 200 o 300 euro in più". Anche perché le complessità sono molte: "La nostra struttura produttiva – ha ricordato Messina – è fondata sugli ordini. E, ordini, adesso non ce ne sono. La situazione è così complessa, dal punto di vista delle imprese e dal punto di vista dei mercati, che ci stiamo giocando il paese".

Giancarlo Losma, presidente dell’Ucimu-Sistemi per produrre, non si nasconde dietro al crollo degli ordini delle macchine utensili. E formula una richiesta precisa: "Il 25% delle macchine che lavorano negli stabilimenti italiani ha più di venti anni. Per questa ragione, avrebbe senso porre incentivi alla rottamazione delle macchine, che oggi sono obsolete e falcidiano la produttività manifatturiera".

Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, ha ricordato come le debolezze finanziarie, oggi, siano gravi: "Non dimentichiamo come ci siano 5 miliardi di euro di Tfr inoptato, obbligatorio per le aziende che hanno più di 50 dipendenti. Questo meccanismo produce tensione all’interno delle aziende, che si scaricano sulla filiera dei fornitori ancora più piccoli, alimentando i ritardi nei pagamenti.

Tutto questo non è più accettabile".

E anche per andare in questa direzione che, spero, domenica passi il nome BERSANI.