sul caso Marrazzo vorrei segnalare la reazione quasi totalitaria del cosiddetto POPOLO della SINISTRA, immediata senza troppi se e ma. Basta questo per distinguersi?

almeno questo, visto che dall’altra parte il Berluscone potrebbe pisciar loro in testa e direbbero grazie, ancora, ancora! E per chi ama attribuire loro il titolo di KOMUNISTA, debbo dire da antico loro avversario che su questi argomenti, almeno, è rimasto intanto quel piccolo frammento del DNA residuale del vecchio PCI.

ma non continuiamo su questo argomento, temo che ne arriveranno altri, almeno a leggere fra le righe ad esempio un articolo della Concita da l’Unità che parla di video proposti ai direttori e riguardanti un po’ tutti i partiti e loro sottocorrenti.

vorrei invece sottolineare qualcosa  che in Italia non viene più neppure per caso ricordato, mentre negli USA porta addirittura alla dichiarazione dello stato d’emergenza.

WASHINGTON Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha decretato l’emergenza nazionale per l’influenza A, che negli Usa ha colpito un milione di persone uccidendone un migliaio in 46 dei 50 Stati dell’Unione, in modo da accelerare la distribuzione dei vaccini e se necessario potere avviare operazioni speciali per far fronte a una grossa epidemia.

ANNUNCIO – In una dichiarazione diffusa a Washington, la Casa Bianca ha precisato che Obama ha firmato la dichiarazione di emergenza venerdì sera, un fatto che permette di avviare operazioni su vasta scala, se necessario, per arginare l’epidemia o la pandemia, senza rispettare tutte le regole federali in vigore in situazioni normali.

La decisione di Obama si verifica mentre si registrano grossi ritardi negli Stati Uniti per rispondere all’epidemia di suina: secondo il Wall Street Journal, che alla notizia dà ampissimo rilievo, meno della metà dei vaccini richiesti dalle autorità Usa sono stati forniti dalle case farmaceutiche. L’indicazione viene confermata implicitamente dal numero uno dei Cdc, il Center for Disease Control and Prevention (che si occupa delle malattie infettive) Thomas Frieden, secondo cui tutto procede troppo lentamente, anche perchè non è ancora chiaro come si comporterà esattamente il virus.

Frieden ipotizza una infezione ad ondate (quella che sta colpendo adesso gli Usa è la seconda), ma nessuno è in grado di anticipare quante saranno e soprattutto quando si abbatteranno sugli Stati Uniti. Attualmente, solo poco più di 16 milioni di dosi di vaccino sono disponibili negli Usa invece dei circa 30 milioni previsti, una cifra già rivista al ribasso nei giorni scorsi quando era apparso chiaro che l’obiettivo iniziale di 40 milioni era assolutamente irraggiungibile.

Uno dei colossi farmaceutici fornitore dei vaccini, la Glaxo, cui ne sono stati ordinati 7,6 milioni di dosi, sta in particolare ancora aspettando il via libera della Food and Drug Administration (Fda), l’ente federale che controlla i nuovi medicinali, ma il decreto Obama dovrebbe decisamente accelerare le cose.

La principale delle preoccupazione di Obama è che le ondate in arrivo possano improvvisamente mettere in grosse difficoltà i servizi sanitari.

Il paragone che viene fatto alla Casa Bianca è quello delle grandi catastrofi nazionali, quando si mette a punto una piano di difesa e di evacuazione nell’imminenza di un uragano.

 «Identificando rapidamente il virus – scrive Obama -, organizzando misure di sanità pubblica, informando i professionisti della sanità e il pubblico attraverso una vaccinazione efficace, abbiamo preso misure energiche per ridurre l’impatto della pandemia e proteggere la salute dei cittadini. Tenendo conto della progressione continua della pandemia, e per continuare a preparare il paese, stiamo prendendo misure supplementari per agevolare la nostra risposta».

Chissà se i visi pallidi che ci governano ci stanno pensando: solo qualche settimana/mese fa litigavano se aprire subito le scuole oppure no, adesso si sa solo che una piccola parte di vaccini, già approvati per carità!, arriveranno a novembre. Suppongo il 4, anniversario di una delle poche vittorie dell’Italia unita e no.