questo non è un apologo e neppure un aneddoto, ma, per dirla con De Andrè, UNA STORIA VERA.

una storia di ordinaria follìa con il dubbio finale se sia voluta o casuale.

una storia che conferma come tutto, inevitabilmente, si trasforma in una pratica, in una serie consueta di atti e di procedure e quindi con tutti gli automatismi che, appunto perchè automatici, si trasformano in feed back irresponsabili.

avviene a volte anche nell’indusrtia, l’altro giorno in una azienda che produce pizze, quelle italiane, quelle buone (andavano in Giappone) in quel di un paesino toscano (10/25 pizze al minuto) dopo tre bancali si sono accorti che l’etichetta di pizza alle acciughe era sopra a una pizza che le acciughe non le voleva. L’addetto al rifornimento e imballi e accessori aveva sbagliato nel caricare le etichette e i controlli successivi, umani, eran troppo presi dal tenere il ritmo dell’impianto e poi il giapponese chi lo capisce?

se n’è accorto un addetto in pausa che voleva fare uno spuntino. Così i maiali collegati alla proprietà si son ritrovati un fuori norma a pranzo e cena: troppo costoso il reimballo!

TERNI (28 ottobre) – Indagare su stesso, assolversi e farsi assolvere. Non è accaduto a un paziente in analisi ma a un ispettore di polizia al quale un magistrato ha delegato le indagini su un procedimento dove lui era indagato (scusate il gioco di parole). Il pm non se ne è accorto, tanto che poi ne ha chiesto l’archiviazione. Nessun dolo, probabilmente una leggerezza. Provocata dall’ingolfamento di fascicoli sopra i tavoli dei quattro magistrati (tutte donne) rimasti in trincea alla Procura di Terni.

Ma andiamo con ordine. Nel procedimento penale numero 1194/07 un ispettore della questura di Terni è indagato in seguito ad una denuncia insieme ad un’altra persona per una serie di reati (dalla calunnia all’abuso di ufficio). Il magistrato che si trova sotto mano il fascicolo delega per gli accertamenti sul caso proprio lui. Che dopo alcune settimane invia i risultati delle indagini. Arrivando alla conclusione che le accuse contro di lui sono infondate.

Così ad arrabbiarsi e di brutto è stato il denunciante che ha scoperto in modo ancora più incredibile l’inghippo. Infatti, il pubblico ministero nel frattempo ha chiuso le indagini scrivendo che queste sono state svolte dall’ispettore (indagato) in modo corretto, ascoltando tutte le persone coinvolte. Per questo il magistrato è arrivata a scrivere che il procedimento andava archiviato. L’uomo ha così fatto opposizione, sottolineando che il grossolano sbaglio ha di fatto permesso la violazione del segreto istruttorio con danni ormai irreversibili alle indagini.

Il magistrato finalmente è tornato sui suoi passi e ha chiesto la revoca dell’archiviazione scrivendo al giudice per le indagini preliminari che vuole vagliare meglio gli atti. Così ripartono le indagini con l’affidamento a un altro ispettore. Ecco un’altra anomalia. Si tratta di un collega dell’indagato. Quest’ultimo rilegge il fascicolo e ribadisce l’innocenza delle persone coinvolte, soprattutto sull’ispettore dice che questi non si sarebbe reso conto di indagare su se stesso. Ora sarà il gip Pierluigi Panariello a decidere. Ma la frittata ormai è fatta.

COMMENTO? quello più ovvio, se intervenire sulla GIUSTIZIA non fosse o apparisse solo un’arma per risolvere i problemi e i casini di quell’ UOMO SOLO AL COMANDO, chissà magari ci si riuscirebbe, intervenendo sulle cose più semplici, sulle procedure.

Se le pizze di cui sopra avessero avuto, al cambio di prodotto, un chip che "parlava" con le etichette in linee, allora si sarebbe perso forse un paio di minuti nel controllo, arresto e cambio ma tutto poi sarebbe andato come di dovere e i giapponesi avrebbero gustato il prodotto voluto (a proposito, dalla produzione al consumo, trasporto aereo, massimo 72 ore. Sempre in freezer).