non secondo quelli delle primarie o i "vecchi" dirigenti della politica ma secondo i nostri grandi editorialisti più o meno riformisti, più o meno strettamente collegati alla nostra "migliore" classe imprenditoriale.

sono quelli, come ad esempio Sergio Romano, che chiedono a quando le riforme? cosa farete voi del PD per fare le riforme? come farete a obbligare il Berlusconi a farle ste riforme?

Il Partito democratico ha un nuovo segretario, scelto da un numero considerevo­le di iscritti ed elettori. Pier Luigi Bersani ha perso Fran­cesco Rutelli e dovrà supe­rare altri ostacoli. Ma è in sella e ha il diritto di essere considerato a tutti gli effet­ti il principale leader dell’ opposizione. Può ignorare la mossa del governo Berlu­sconi e continuare lo steri­le gioco delle reciproche scomuniche. Ma può anche cogliere l’occasione per di­re al governo e al Paese qua­li sono le questioni su cui il Pd è disposto ad affrontare la maggioranza al tavolo del confronto e della colla­borazione. Suggerimenti in­coraggianti vengono da En­rico Letta e lo stesso Bersa­ni ha già dato qualche indi­cazione in questo senso. Ma dovrebbe essere più concretamente esplicito e mettere nero su bianco.

Ed ecco il lungo elenco delle riforme.

Esiste la legge sulla rifor­ma universitaria. Esiste la riforma della giustizia. Esi­ste il problema delle pen­sioni su cui, prima o dopo, occorrerà tornare. Ed esi­ste, infine, quello delle ri­forme istituzionali, dalla trasformazione del Senato in Camera delle regioni al rafforzamento dei poteri del premier, su cui, a giudi­care dall’intervista di Lucia­no Violante al «Foglio» di ieri, le posizioni di maggio­ranza e opposizione sono molto meno lontane di quanto sembri.

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Qualcuno sosterrà che è tempo perso e che Berlu­sconi preferisce lo scontro al dialogo. E’ possibile. Il presidente del Consiglio ha dato qualche volta la sensa­zione di pensare che è me­glio, per il governo, fare da sé e continuare a trattare l’opposizione come un ne­mico irriducibile piuttosto che riconoscerne il ruolo. Ma se il Pd facesse qualche esplicita proposta, otterreb­be parecchi risultati. Dareb­be maggiore evidenza alla propria immagine di parti­to riformista. Dimostrereb­be che il Pd non ha nulla da spartire con l’Italia dei valo­ri, se non l’utilità di qual­che occasionale accordo tat­tico. Metterebbe il presi­dente del Consiglio nella condizione di dovere dare risposte non soltanto pole­miche.

Agli italiani che non vivono di militanza politica preme soprattutto, al di là di ogni altra considerazio­ne, che questa legislatura non vada interamente per­duta. Sono quasi trent’an­ni, dalla commissione pre­sieduta da Aldo Bozzi in poi, che parliamo di rifor­me. Vorremmo cominciare a vederle.

A ben leggere c’è una frase che appare in modo sempre più esplicito: "Dimostrereb­be che il Pd non ha nulla da spartire con l’Italia dei valo­ri, se non l’utilità di qual­che occasionale accordo tat­tico".

Allora giochiamo a capirci, sarà un problema del PD definire cosa fare con l’Italia dei Valori, perchè non si ricordano, e magari lo gridano ogni giorno, che non c’è mai stato un Governo con una così larga maggioranza ed è allora a questo Governo che devono muovere rimbrotti e pressioni.

Ma perchè dà tanto fastidio la presenza della IDV? eppure ai tempi del Governo Prodi, Ministro Bersani, il partito di Di Pietro appoggiò in pieno i primi timidi tentativi, ad esempio, con le famose lenzuolate, con la revisione dei sistemi di appalto, gli interventi sull’andazzo del rapporto fra Governo e, ad esempio, e società autostrade.

Molti di questi interventi del Governo Prodi sono stati pian piano cancellati sotto la pressione delle varie lobbyes, qualcuno dei riformisti ha urlato qualcosa?

Al solito appare il solito ragionamento: la sinistra, il Partito Democratico debbono adempiere a una funzione fondamentale, quello della vasellina, poi ci penseranno LORO a raggiungere il giusto accordo con il Governo facile una volta garantito che PD e compagnia non romperanno le scatole.

Ma LORO  hanno le idee chiare su cosa vogliono?