grandi manovre all’interno delle TV. Già quelle TV che non dovrebbero influire sulle opinioni della ggente e quindi inerti rispetto ai risultati elettorali.

era un mantra diffuso fino a non molto tempo fa, ma nel PdL evidentemente si hanno opinioni diverse e si organizzano l’un contro l’altro. Naturalmente chi ha più forza è il kapo, ilnostro amato CAGASOTTO e che proprio per questo non se ne sta inerte ad aspettare quel che forse arriverà.

riuscirà Belpietro a non far la figura di Socci?

riprendo alcune interessanti osservazioni.

in "mediaset" mario giordano e il suo staff stanno accelerando le ricerche per il canale all news e la creazione di un’agenzia per i servizi giornalistici, che prevede anche una riorganizzazione di tutta la struttura interna.

si accelera anche il progetto di maurizio belpietro in RAI, da mandare in onda in prima serata. per il direttore di "libero" (che non lascerà l’incarico nel quotidiano e nemmeno la finestra nel corso di "mattino 5", in puro inciucio "raiset" di bergaminiana memoria), si sta lavorando affinché possa cominciare la sua avventura mercoledì 9 dicembre su RAI due, in prima serata ovvviamente.

l’anti santoro dovrebbe andare avanti almeno fino alle regionali. si vocifera di un compenso di 600 mila euro e della richiesta di agire con "mani libere"; belpietro non vuole infatti pressioni di alcun genere dai dirigenti RAI.

l’ultima esperienza di prime time schierato a destra è stato il fallimentare "excalibur" di antonio socci. buona fortuna!

intanto si ricostituisce la sezione AN a saxa rubra. lo scopo e’ quello di ottenere piu’ potere, promozioni e influenza all’interno di TG e GR. capi fila del ripristino del gruppo aennino sono gennaro sangiuliano e luigi monfredi del Tg1, giovanni alibrandi e nicola rao del Tg2, buonocore, corsini e mensurati del giornale radio.

proprio al GR e’ in corso un braccio di ferro strisciante fra i vice direttori di area AN e il direttore indicato da "forza italia", antonio preziosi, tacciato di eccesso di accentramento e di crescenti scivolamenti a sinistra.

Queste annotazioni farebbero pensare che, non riuscito, al momento, l’attacco diretto ai programmi komunisti si passa alla concorrenza. E se questa non dovesse riuscire? L’unico problema poco importante saranno i costi, mica li paga Berluscone!

A proposito di soldi, di RAI e di Mediaset, l’amico del cuore del nostro kapo supremo ha fatto due conti da cui risulterebbe che se non pagano il canone RAI a rimetterci saranno proprio i conti di Mediaset. Io non l’ho molto capito ma se lo dicono dal campo nemico, nella persona di Confalonieri, probabilmente è vero.

Abolire il canone Rai fa paura a Mediaset. PAROLA di FIDEL.

«La proposta di non pagare il canone Rai è una sciocchezza. Mediaset non vuole boicottare il canone. Berlusconi sbaglia. Si sta dando delle martellate».
(Fedele Confalonieri, «La Stampa», 2 novembre 2009). 

Chissà cosa ha spinto il solitamente fido Fidel a contraddire così platealmente il suo capo e a liquidare così nettamente la campagna di stampa che i media del gruppo stanno facendo contro il canone Rai. Motivi politici? Economici? Strategici? Forse Fedele Confalonieri, che è alla testa di Mediaset da una vita, ha fatto semplicemente due conti. Abbiamo provato a farli anche noi.

Anticipiamo il risultato: la sparizione del canone Rai costerebbe a Mediaset qualcosa come 5-600 milioni di euro all’anno. Mezzo miliardo e più. Vediamo perché.

La Rai ha incassato dal canone, nel 2008, 1.603 milioni di euro. Molto di più di quanto non abbia ricavato dalle inserzioni pubblicitarie (1.092 milioni). Nello stesso anno, il gruppo Rti-Mediaset ha incassato in pubblicità 2.165 milioni. Se si descrive la faccenda disegnando la torta complessiva del mercato pubblicitario televisivo, si vede che la Rai ne ha preso uno spicchio poco più grande di un quarto (27,9%), mentre Mediaset ne ha mangiato più della metà (55,1%). Il resto si è diviso tra vari operatori «minori»: Sky, La7…

Stando così le cose, uno potrebbe dire: se la Rai perde il canone, chiude, venendo ad essa a mancare quasi la metà dei suoi incassi. Senonché, bisogna ricordare che l’esistenza del canone Rai richiede e giustifica la presenza di un tetto alla raccolta pubblicitaria della stessa azienda: se salta il canone, salta il tetto. E se salta il tetto, le cose cambiano per tutti, perché la Rai può raccogliere più pubblicità sul mercato. A meno che parallelamente il mercato pubblicitario non registri un inaudito boom, questo vuol dire che qualcun altro ci perderà.

DA IL MANIFESTO. CONTINUA

Vorrei solo sottolineare che ormai parlare di conflitto di interessi fa sogghignare visto che platealmente si discute di RAI solo in funzione degli interessi del KAPO. Siamo ridotti ad affidarci al padrone del satellite, come sempre nella tradizione storica italiana chiamiamo al soccorso l’Imperatore o il RE o il Papa che al momento riteniamo utile. E quelli corrono perchè bene o male c’è sempre della buona polpa dei gonzi italiani da prelevare.


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