per dare una mano alle aziende pubbliche, quelle che di solito diciamo municipalizzate e che si occupano della organizzazione e fornitura di servizi, come la spazzatura, i trasporti e simili cose, da qualche anno specie con i governi Berlusconi si è incentivato l’uso di Società miste, dove di solito il Comune (o provincia o regione o comunità montana o…) ci mette il monopolio e il privato, in teoria la capacità organizzativa e la fantomatica INIZIATIVA.

Poi, come spesso accade, il diavolo ci mette la coda e non c’è esorcista che tenga, come ricorda Gian Antonio Stella du Il Corriere:

Nel Lazio è sotto processo una società mista, la «Aser», che con l’aiuto di sindaci e amministratori era riuscita a ottenere ad Aprilia e in altri comuni (quelli che dicono di non vedere i soldi da anni sarebbero 128, quelli coinvolti 400) un accordo che prevedeva non solo una percentuale del 30% sui tributi riscossi (quella precedente del Monte dei Paschi e quella attuale di Equitalia sono intorno all’1,5%) ma che la quota del socio privato, su quel 30%, fosse del 70%.

In Sicilia i tribunali sono alle prese col caso di «Messinambiente», in cui il comune aveva il 51% ma riconosceva al partner privato, la chiacchierata «Altecoen » di Enna, il 118% (avete letto bene: il centodiciotto) degli incassi. Un affare sconcertante. Sul quale l’allora procuratore Luigi Croce disse in Parlamento che «tanto per l’appalto quanto per la costituzione della società mista vi fu certamente un’influenza della criminalità» e che la «Altecoen » era arrivata perché spinta «dal boss Nitto Santapaola ». Sono solo due casi. Ma potremmo andare avanti.

Evidentemente la cosa non appariva strana: Voi assumete un managerino che vi organizzi la casa e, sempre VOI, gli riconoscete il 118% della vostra busta paga. E’ evidente che qualcosa non quadra, forse poi ve li fate restituire sotto banco (in nero?) quei soldi, ma il resto con che lo pagate?