di solito evito di partire con articoli e commenti che partono da l’UNITA’, è per una sorta di pudore e per evitare la solita battuta per chi passando di qui sogghigna.

è un po’ il sogghigno del un tempo socialista (quale?) Sacconi che guarda ai CGIellini oggi a ROMA aggiungendo: sono fermi al ‘900 come dire fuori tempo e pure luogo. Nessuno dubita che il Governo sia più avanti, ne abbiamo la prova provata ogni giorno, ad ogni provvedimento preso a tambur battente, salvo smentirlo o cambiarlo il giorno dopo.

e in effetti non sono più tempi di democrazia e di battaglie fatte al  modo democratico. Se volessimo riallinearci al Governo dovremmo scegliere metodi e modi coerenti. Certo non c’è Bava Beccaris che mitraglia la folla per il semplice motivo che a mitragliare oggi ci sono i mass-media del signore e padrone a cui quei 100 mila, o quanti sono non importa, dovrebbero rispondere in modo mediatico almeno eclatante.

poveretti, si illudono ancora che basti presentare la realtà in modo ordinato. Sbagliano, si arrampichino su ponti, blocchino autostrade e ferrovie, mettano a ferro e fuoco interi quartieri allora finalmente qualcuno si accorgerebbe di quel che altri sindacati sopiscono e nascondono per avere la speranza delle briciole.

è questo che volete? aspettate 10/15 anni e li avrete quando la rabbia accumulata da un milione di oggi fanciulli di vari colori si presenteranno a presentare il conto e lo faranno perchè non sono stati educati a sopportare da partiti di sinistra o sinistra-centro che ancora sentono il dovere di stare in una società anche se non più di uguali.

barricate

ma non è questo che c’era su l’UNITA’ questo c’era nell’animo della mia generazione 50/60 anni fa e che solo lo sviluppo e il lavoro ammorbidirono e incanalarono, su l’UNITA’ c’è solo il racconto di cosa dice, suggerisce e non promette la finanziaria ultima arrivata in questi giorni.

Concita, la direttrice, riprende le parole di Anna Finocchiaro, donna e magistrato "borghese" ma non per questo rudemente idiota e sorda alla realtà che la circonda e non per scelta politica ma per animo e convinzione propria. Forse con un difetto, tipicamente femminile, non ama nascondere quel che pensa e che vede.

Il governo ha detto no a tutti i provvedimenti che parlavano ai bisogni: la cedolare secca sugli affitti, il credito di imposta, la ricerca, il taglio dell’ Irap, il fisco per le famiglie, il lavoro, il Mezzogiorno.

Cito dal suo discorso: «C’è poi l’illusionismo dello stanziamento di 100 milioni di euro per la sicurezza-difesa che sono stati prelevati da un fondo che era già destinato a tale scopo. Se anche fossero soldi veri sarebbe comunque talmente ampio il divario tra i tagli e le risorse messe a disposizione che viene di dire: smettano le penne del pavone di fronte ai risultati eccellenti nella lotta per la legalità e contro le mafie.

Perché infatti quei risultati forse sono dovuti proprio all’impegno delle Forze dell’Ordine alle quali non vengono pagati gli straordinari a quello dei magistrati che vengono quotidianamente insultati dal premier».

Di taglio delle tasse non c’è traccia. Non solo l’Irap come era stato promesso, anche l’Irpef: gli italiani non pagheranno adesso una frazione dell’acconto ma tutti i soldi saranno dovuti in saldo.

I beni confiscati alla mafia non potranno più essere usati dalle associazioni come Libera: saranno venduti per fare cassa. Nel suo insieme: uno scippo. Ai danni della nostra sicurezza, del nostro futuro.

Intanto il ddl Gasparri-Quagliariello manda al macero centinaia di processi a tutela dei cittadini per difenderne uno solo. In rete è partito un tam tam formidabile per fare della manifestazione del 5 dicembre l’occasione per dire basta alla giustizia su misura. Trecentomila adesioni e mancano tre settimane.

Non basterà la piazza a fermare tutto questo, certo. Non basterà la sinistra da sola. È però possibile che poco a poco anche chi ha dato la sua fiducia a questa maggioranza si renda conto della truffa: sarà quando ne pagheranno le spese di persona, probabimente. Sulla loro pelle, su quella dei figli.

4200 giovani ricercatori precari avrebbero dovuto essere assunti con gli 80 milioni di euro cancellati con un tratto di penna. Il ministro Gelmini, il ministro Tremonti, il presidente del Consiglio hanno idea di che cosa voglia dire negare la dignità di un posto di lavoro a chi ha investito nel sapere? I quarantenni li abbiamo già persi.

Adesso sono i trentenni a dover espatriare. O cambiare prospettiva, certo.

Leggete la lettera che ci ha inviato ieri Saverio Guazzetti, impiegato. «Ho due figli ricercatori precari, un maschio e una femmina. Lui in ingegneria, lei in neuroscienze. Io avrei voluto che si procurassero da vivere prima e con un lavoro qualsiasi, mia moglie gli ha dato sempre ragione, ha insistito perché studiassero, non devono fare la nostra vita, diceva. Erano bravi, del resto. Il maschio lavora da 8 anni con assegni a singhiozzo. Non si possono raccontare i sacrifici che abbiamo fatto però mi domando: anche la scuola ha speso per loro, abbiamo tutti buttato i nostri soldi? Le veline, i trans, i truffatori, la cocaina. Forse dovevamo mandarli a lavorare in tv».

fifa

Chissà se lo spaventato e depresso nostro Presidente del Consiglio oltre che tremare, protetto dal pannolone nel letto della residenza ufficiale che aveva sempre accuratamente evitato, riuscirà a pensare anche a queste cose o, senza neppure la solita compagnia che ampiamente conosciamo, sarà ancora  lì a cercare una qualche sicura strada per come salvare se stesso dalla Giustizia.

Sappia, quel tale, che intanto milioni di altri italiani sono invece alla ricerca di qualcuno che si ricordi dell’unica giustizia che può aiutare un popolo, la giustizia sociale, senza la quale tutto il resto è forma inutile e che quindi prima o poi dovrà necessariamente essere abbattuto nella speranza e nella necessità di un cambiamento e, perchè no, di un nuovo ordine.