come siete messi voi due? ehi! dico a te, barbone, e a quella lì che non si vede neppure che faccia ha…

la notizia è volata, credo, in poco tempo. Una notizia strampalata e in un paesino del bresciano particolarmente lindo dove ero giusto un paio di giorni fa, a colloquio con il mio penologo, per vedere di risistemare i dintorni di quell’area del mio vecchio corpo. Per inciso, il pubblico dei pazienti in attesa contrastava non poco con l’aria efficiente e dinamica della reception (e anche il salvente dello specialista contrastava decisamente con il tono mutua complessivo. Ma si sa per la salute, tutto).

in effetti il poliambulatorio posto strategicamente al confine fra Coccaglio e Rovato non pareva far capire l’intransigente atteggiamento del popolo locale che dopo anni, tanti, di municipalità "sinistra" finalmente era riuscito a cambiare maggioranza, magari per distinguersi dalla vicina e dominante Rovato.

e dire che proprio Coccaglio viene da una storia che ha conosciuto brutalità non facilmente dimenticabili

Notevole fu il contributo di sangue e di vite dato dai giovani di Coccaglio alle due guerre mondiali. Il 27 aprile 1945, giorno della liberazione, il paese pianse sulle bare di quindici vittime trucidate nelle sue vie dai nazifascisti la notte del 26. Raggiunta, dopo la Liberazione, la pienezza della vita democratica nella quale, per la prima volta, anche le donne acquisivano il diritto di voto, superati i difficili anni del dopoguerra a prezzo di notevoli sacrifici, i Coccagliesi hanno conosciuto un periodo di prosperità economica diffusa e generalizzata ed un sorprendente sviluppo civile, sociale e demografico mai verificatosi nella più che bimillenaria storia del paese; ma questo periodo fa parte della cronaca che merita un approfondimento a parte.

questo spicchio di storia va tuttavia attualizzata e non è casuale che a Rovato sia rimasta la tradizionale amministrazione "democratica" mentre nella più "proletaria" Coccaglio la Lega abbia sfondato. E’ cronaca ovvia che la crisi colpisce di più, e la concorrenza degli assunti extra-italiani invece pure, l’ambiente operaio di Coccaglio che quello agricolo-mercantile di Rovato, regno indiscusso del FRANCIACORTA, come testimoniano le splendide ville d’epoca in cima ai colli tutti ricoperti di vigneti, per non parlare dei palazzi del centro che trasudano sereno e consolidato benessere di una borghesia operosa.

Ma veniamo ai fatti, la nuova amministrazione leghista-PdL deve inventarsi una propria identità anche per farsi meglio conoscere dai dirigenti locali e regionali. Niente di meglio che vedere come applicare la norma contro i clandestini , giocando anche sui suggerimenti della legge apposita, così i nuovi eroi locali avviano una indagine capillare per controllare tutti i permessi di soggiorno sotto scadenza, intitolando White Christmass tutta questa operazione, secondo un inconscio riferimento al KKK che da sempre confonde il biancore del razzismo con la "natura" cristiana della religione tradizionale.

La cosa ovviamente non passa, nè lo volevano, sconosciuta e fra i primi ad aprire il fuoco, non a caso, è proprio la Chiesa Bresciana che ha una tradizione non certo leghista, anzi.

IMMIGRATI: DIOCESI BRESCIA, OPERAZIONE COCCAGLIO EMARGINA ANCHE GESU’

(ASCA) – Roma, 18 nov – ”Emarginando il povero, emarginiamo lo stesso Cristo e la cosiddetta identita’, sbandierata a sostegno di politiche non affatto cristiane, sa solo di strumentalizzazione oltre che di improprieta’ interpretativa del Vangelo”: lo scrive p. Mario Toffari, direttore Ufficio della pastorale dei migranti dell’arcidiocesi di Brescia, sull’editoriale del prossimo 20 novembre del settimanale diocesano La Voce del Popolo, in risposta all’operazione White Christmas lanciata dall’amministrazione del Comune bresciano di Coccaglio. L’operazione si propone di ”controllare a tappeto tutti i clandestini che vivono nel territorio e per espellerli o per togliere loro la residenza nel caso che si tratti di immigrati che non hanno rinnovato in tempo il permesso di soggiorno”.

”Il Natale che conosco – scrive p. Toffari – e’ uno solo, quello descritto nel Vangelo di Luca: Gesu’ nasce a Betlemme, in una grotta, perche’ per lui non c’e’ posto nell’albergo”.

”Sul contenuto amministrativo-politico dell’azione – commenta – non entro: si tratta, purtroppo, di una legittima conseguenza del crimine di immigrazione clandestina introdotto nel pacchetto sicurezza, che, per voce degli Uffici diocesani per la pastorale dei migranti, della pastorale sociale e della pastorale della salute, abbiamo gia’ criticato a suo tempo prevedendo conseguenze quanto mai deleterie”.

Per il sacerdote c’e’ invece ”molto” da dire sulla ”umanita”’ del provvedimento: ”Cio’ che mi spinge ad alzare la voce e’ l’abbinamento dell’operazione al Natale”, scrive p.

Toffari. L’assessore alla sicurezza del comune bresciano ha dichiarato infatti che ”per me il Natale non e’ la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identita”’. ”Caro assessore – gli risponde il sacerdote -, francamente il cristianesimo e’ un’altra cosa: emarginando il povero (e guarda caso sempre il piu’ debole), emarginiamo lo stesso Cristo e la cosiddetta identita’, sbandierata a sostegno di politiche non affatto cristiane, sa solo di strumentalizzazione oltre che di improprieta’ interpretativa del Vangelo”.

”Quanto poi al fatto che chi propone queste iniziative vanti spesso il suo cristianesimo in nome di frequentazione di scuole cattoliche o del fatto che era ‘presente a Brescia dal Papa’ domenica 8 novembre”, p. Toffari cita le parole di Benedetto XVI al Convegno del Pontificio consiglio per la pastorale per i migranti, secondo le quali, ”la Chiesa invita i fedeli ad aprire il cuore ai migranti e alle loro famiglie, sapendo che essi non sono solo un ”problema’, ma costituiscono una ”risorsa’ da saper valorizzare opportunamente per il cammino dell’umanita’ e per il suo autentico sviluppo”.

L’editoriale si conclude con l’augurio di ‘Buon Natale’ rivolto a ”tutti, quindi, anche agli amministratori di Coccaglio naturalmente. Che sia bianco e santo, che sappia di accoglienza, nell’ordine, nella sicurezza e nel rispetto di ogni persona umana”.

Poi, più tardi, la risposta del Parroco del luogo, certamente sincero e forse, proprio per questo, ancora più preoccupante. E’ la dimostrazione che siamo in preda a un autismo sociale spaventoso, il rotolarsi negli slogan e nelle invettive ci sta sempre più allontanando nel chiuso dei nostri propri egoismi, delle frasi risapute e rimasticate.

Fermiamoli, fermiamoci o ci spareremo senza neppure capire perchè. C’è una volontà balcaizzatrice voluta e perseguita solo per impedire il normale evolvere delle cose. Trovi la strada, chi ancora può.

IMMIGRATI: PARROCO COCCAGLIO DIFENDE GIUNTA, QUI NESSUNO E’ RAZZISTA

(ASCA) – Roma, 18 nov – ”Coccaglio non e’ razzista!”: lo afferma in una nota diffusa oggi pomeriggio il parroco di Coccaglio, don Giovanni Gritti, il paese del bresciano dove l’amministrazione comunale ha lanciato l’operazione ‘White Christmas’. ”Il riferimento al ‘Bianco Natale’ – si legge nel testo – e’ infelice perche’ coinvolge una festa cara ai credenti, e non solo, in un contesto nel quale i toni usati non vanno molto d’accordo col significato della festa stessa”, ma il sacerdote aggiunge: ”Conosco molte delle persone che compongono l’attuale Amministrazione comunale, cosi’ come era il caso della precedente. Al di la’ della diversita’ di impostazioni, posso dire che, tra coloro che conosco, nessuno e’ razzista”.

”Tutto, per quanto ne so – scrive il parroco ricostruendo la genesi della vicenda -, ha inizio con la pubblicazione dell’intervista all’assessore alla sicurezza sig. Abiendi sul ‘Giornale di Treviglio’. Vi si parla di operazione ”White Christmas” per indicare l’insieme di verifiche che si stanno effettuando in merito alla regolarita’ della presenza dei numerosi immigrati qui domiciliati. Il linguaggio riferito nell’articolo e’ pesante, tanto che un gruppo di fedeli mi porta a conoscenza di quest’articolo e chiede il mio intervento”. Ne nasce un incontro tra un gruppo di parrocchiani e l’assessore, in cui viene chiesta ”una maggiore attenzione per le parole e gli slogan adottati”.

L’assessore chiarisce che ‘White Christmas’ non e’ ”un’operazione di ”pulizia’ come traspariva dall’articolo, bensi’ una sorta di censimento per verificare l’effettiva situazione sul territorio di Coccaglio”: ”Il ‘bianco’ Natale non fa riferimento al colore della pelle di chi lo celebra, ma, semplicemente, e’ la citazione del titolo di una nota canzone per indicare quel periodo quale termine conclusivo delle verifiche in atto”.

Il parroco offre quindi alcune ”puntualizzazioni”: il riferimento al ”Bianco Natale”, ad esempio, ”non voleva costituire una blasfema profanazione della Festa” ma ”piu’ semplicemente, e’ una svista grossolana”, mentre ”l’espressione ‘Un Natale senza immigrati’ o simile coniata da qualche organo di stampa” e’ ”assolutamente fuorviante, oltre che offensiva del buon senso”. Allo stesso modo, descrivere l’operazione come una ”Caccia aperta all’immigrato” ”non mi risulta rispondere a quanto, pur con toni caricati, e’ stato effettivamente detto e, sono convinto, ha indignato non solo la gente, ma anche coloro che hanno visto sintetizzate con un’espressione cosi’ ottusa le loro dichiarazioni”. ”Termini come ‘ripulire la cittadina dagli extracomunitari’, ‘far piazza pulita’ – scrive il parroco – sono inimmaginabili sulla bocca delle varie persone che conosco di questa Amministrazione, tra le quali v’e’ chi ha fondato e presiede un’Associazione dedita alla solidarieta’ e chi, anche se in forma non istituzionale, si e’ dedicato ad essa”.

Don Gritti ricorda pero’ che ”nessuno che abbia a cuore la giustizia, a qualunque sigla partitica appartenga, puo’ ritenere giusto che persone che da anni sono tra noi e lavorano onestamente e, oltre con il lavoro, anche con le tasse regolarmente pagate hanno contribuito alla vita della Comunita’, possano essere burocraticamente ritenuti estranei perche’ la crisi in atto ha causato la perdita del loro posto di lavoro”.

”Coccaglio non e’ razzista!”, conclude il parroco, pur ammettendo che ”non mancano alcuni modi di dire sulla bocca della gente che potrebbero fare pensare a tale sentimento, ma in realta’ sono espressioni di qualche forma disagio, giustificato o non. Rimane comunque l’impegno ad educarci, penso in particolare agli adolescenti e ai giovani, a vincere la tentazione dell’intolleranza, sempre in agguato, non solo nei confronti degli immigrati”.

CONCLUSIONE.

Bossi: «Gli immigrati vadano a casa loro»
Fini: «Anatemi non risolvono i problemi»