che forse non vado al cinema da Ultimo Tango o dal Portiere di Notte della Liliana Cavani, tuttavia se quel che dice La Stampa è vero ed accettabile sono CONTENTO, MOLTO CONTENTO.

forse, chissà, si comincerà il pluralismo vero, quello che è determinato dalla fine dell’epoca dei santoni, dei decisori dell’estetica ufficiale, dei tuttologi che per difendere il ruolo in commedia devono per forza intervenire anche dove capiscono meno che nel cinema: in politica.

Ci hanno provato, i gazzettieri, a fare del Torino Film Festival una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di strepito; i festival del cinema – e la politica, e lo sport, e il resto – oggi si raccontano così, e devono essere così. Altrimenti non sono. Hanno montato la «polemica» («polemica» è la parola chiave, nel corrente vocabolario di trecento parole) con Roma sulle prossime date dei Festival (balle: il problema al pubblico interessa pochissimo, anzi nulla, e il Tff è un festival di pubblico).

Hanno montato la «polemica» sulla mancata ospitalità al film «La prima linea» (balle: ha deciso così la produzione). E hanno montato altre polemiche che erano altre balle, ma non vorrete mica che sprechi queste poche righe solo a fare il conto delle balle?

La notizia vera – tra tante balle – è che il Torino Film Festival è stato un bel festival. Ma bello davvero: pieno di spettatori, e di spettatori contenti, che hanno visto buoni film (magari cristonando per le code troppo lunghe); e pieno pure di critici cinematografici, contenti anche loro (persino un critico cinematografico è contento, se vede un buon film).

Un bel festival fatto da un direttore molto civile, Gianni Amelio, che con il passare dei giorni è diventato pure simpatico, e ha rivelato insospettate doti di humour; e che soprattutto ha scelto dei buoni film, il che – mi assicurano tutti gli esperti di festival – è una cosa piuttosto importante, per un festival.

Ed è pure riuscito, Amelio, a farsi bastare i soldi, sempre meno, e a giocarsi alla grande i pochi ospiti di nome che aveva; e lì è stato pure fortunato, perché si è trovato tra i piedi Benigni gratis et amore dei. Ciò aiuta a conquistare titoli sui giornali, specie quando non ti chiami Nanni Moretti.

E, a proposito, è persino riuscito, Amelio, nell’impresa impossibile di far dimenticare (beh, quasi…) Nanni Moretti, senz’altra trovata se non quella di fare un bel festival. Dirò di più: un festival normale. Cosa di cui gli siamo profondamente grati.

Ci stavamo dimenticando di quant’è bella una cosa normale.