e comincio da Il Sole 24 Ore, naturalmente .it, dove è sparito ogni riferimento alla disoccupazione. Del resto non molto diversi sono altri giornali, almeno quelli più grossi, e questi giornali se proprio ne debbono parlare insistono sul fatto che magari saran pure cresciuti i disoccupati ma è un atto puramente statistico.

ascoltando Scajola, infatti, sono aumentati gli italiani in cerca di occupazione, cioè grazie forse a una campagna pubblicitaria, e magari a un qualche slogan del tipo "se volete mangiare andate a lavorare", improvvisamente gli italiani sono stati colti da un raptus e sono corsi tutti all’ufficio di collocamento.

poi ci sono i soliti disfattisti che non si accontentano dei due (2) milioni abbondanti dell’ISTAT e vogliono metterci dentro anche quelli a cassa integrazione a ZERO ORE, così anche noi possiamo arrivare a due milioni e cinquecentomila e quindi a quel 10% agognato per potere finalmente, almeno su questo dato, sentirci europei!

poi c’è l’altra notizia che rallegra molti di quelli che dalle cattedre universitarie, dalle scrivanie, dagli uffici finanziari ci raccontano come stiamo: l’inflazione finalmente AUMENTA…

qui però ci sono alcuni distinguo, perchè mica è così per tutti. Sentite cosa si legge su Il Sole 24 Ore

Conferma la tendenza al rialzo anche l’Isae, che in dicembre stima la crescita dei prezzi al consumo portarsi vicino all’1% tendenziale, mentre dovrebbe attestarsi allo 0,8% nella media del 2009. Secondo l’indicatore elaborato dalla stessa Isae, al netto dei fattori stagionali, i prezzi hanno registrato in settembre-novembre una crescita, in termini annualizzati, pari allo 0,7%, appena più contenuta rispetto allo 0,8% del periodo agosto-ottobre. La risalita del’inflazione, osserva comunque l’Isae, nell’ultima parte dell’anno era un evento «largamente previsto».

Chissà se la previsione era legata al fatto che sentendo l’odore della XIIIa tutto il commercio ha pensato come sempre di prepararsi al raccolto…

Però c’è chi si lamenta e fa dei distinguo, evidentemente nello spartirsi il bottino c’è qualche incomprensione. 

Previsioni azzeccate o meno, permane la dicotomia tra prezzi alla produzione e prezzi al dettaglio. A sottolinearlo è il Cerm commentando i dati sui prezzi alla produzione di ottobre e la stima preliminare sull’inflazione di novembre diffusi dall’Istat. «La flessibilità dei prezzi alla produzione – osserva il centro indipendente di ricerche diretto da Fabio Pammolli – c’è stata ed anche significativa, durante tutto il ciclo negativo che stiamo ancora attraversando. La contrazione è più marcata sui prodotti destinati al mercato interno, dove il confronto tra le medie degli indici dei prezzi sui primi dieci mesi dell’anno registra quasi un -6% 2009 su 2008. Per i prodotti destinati all’export, il corrispondente dato è del -2,8%».

Il comportamento dei prezzi alla produzione mette in risalto, per contrasto, quello dei prezzi al consumo: per questi ultimi «non si sono mai registrate, dal 2007 ad oggi, variazioni tendenziali negative. E questo nonostante la fiammata inflazionistica che si è osservata sino a tutto il mese di agosto del 2008. Dopo di allora, si sono ridimensionati i ritmi annuali di crescita dei prezzi, ma non è mai intervenuto un qualche rientro dai livelli raggiunti».

e la conclusione fa pure capire come mai questo governo si sia preoccupato subito di invertire la tendenza, timidissima tendenza, liberalizzatrice del Governo "mortadella". Pericoloso governo, più spostato verso la produzione che verso il commercio, salvo poi gli urli per chiedere dazi e difese contro i CINESI. Ed ecco allora Confindustria entrare in competizione:

Questa differenza tra produzione e distribuzione «fa comprendere quanto attuale e motivata sia, in Italia, la richiesta di liberalizzazione dei saldi di fine stagione, per promuovere concorrenza tra commercianti, stimolare la riduzione dei prezzi, sostenere la domanda delle famiglie e la ripresa del circuito domanda-produzione-redditi». Dunque, a giudizio del Cerm, «servirebbe un decreto di liberalizzazione immediata dei saldi, senza aspettare di farli partire il 2 gennaio».