è necessario, anche alla luce di recenti inchieste come quella sull’eventuale tesoretto nascosto dal Tanzi, quello della Parmalat, quello che aveva saputo muoversi con intelligenza imprenditoriale ma, soprattutto, con una qualche capacità finanziaria.

poi come sempre accade arriva il momento del rendiconto e allora l’arrembaggio delle grandi banche, anche rischiando penale da fallimentare, il quieto disinteresse della politica che aveva avuto qualche "piccolo" aiuto promozionale sufficiente a rendere un po’ molto appannati gli occhiali con cui si osserva la realtà.

e poi non parliamo dei piccoli azionisti così difesi in fase elettorale specie da quel partito che si batte in nome delle libertà economiche e che più volte ha cercato di dare una mano con leggi che in qualche modo evitino ai più potenti più grossi il fastidio di anni di giustizia senza la garanzia almeno di una prescrizione.

il buffo allora è che quei quattro gatti di Rai 3, a cui non si voleva neppure garantire la copertura legale, non molti giorni fa segnalavano che il tesoretto c’è. E proprio adesso la finanza ha confermato che effettivamente il tesoretto c’è  e proprio grazie a quelle intercettazioni che tanto preoccupano certi ambienti che corrono il rischio di far trapelare discorsi maschi intrisi di pelo o discorsetti di femmine irridenti che parlano di penduli, tutti magari a rischio governativi.

Il tesoro di Tanzi è stato ritrovato nelle cantine e nelle soffitte di tre appartamenti, due a Parma e uno nella vicina Pontetaro: erano in possesso di familiari del "cavaliere". Una scoperta giunta in tempo utile per un soffio. Come ha spiegato il procuratore capo di Parma, Gerardo Laguardia, i dipinti erano già sul «mercato»: per un Monet c’era già un’offerta di un magnate russo che aveva messo sul tavolo 10 milioni di euro.

Le Fiamme Gialle del nucleo tributario del capoluogo emiliano hanno trovato in tutto 19 tra dipinti e disegni dei più grandi artisti del XIX e XX secolo: il ritratto di ballerina, un matita su carta di Degas, da questa mattina si trova nell’ufficio del procuratore Laguardia, accanto ad un autoritratto di Ligabue, alla scogliera di Pourville di Monet, ad una natura morta di Gauguin, ad un tronco d’albero di Van Gogh, ad una natura morta di Picasso datata 1944, ad un ritratto di signora, a grandezza naturale, di De Nittis. Ancora imballati invece sono un olio di Manet raffigurante alberi, una natura morta di Van Gogh, un acquerello su carta di Cézanne, un pastello di Pizarro, un paesaggio di Severini, una illustrazione di Grosz e una matita di Bergerie, un Modigliani.

Come si è arrivate alla scoperta? Quattro giorni di intercettazioni telefoniche continuate (alcune durate trenta ore di seguito) hanno consentito agli investigatori di gettare luce sulla trattativa che avrebbe portato alla vendita in blocco di tutta la collezione. I pubblici ministeri Lucia Russo e Vincenzo Picciotti sono convinti che le opere, come detto, sarebbero state acquistate da compratori provenienti dalla Russia. L’appuntamento per il passaggio di mano, probabilmente, sarebbe stato a Forte dei Marmi.

Grazie alle intercettazioni, quindi, i finanzieri sono riusciti a dare un prezzo ad almeno una delle opere: 10 milioni di euro, per la scogliera di Monet. Custodi (quanto inconsapevoli?) del tesoro sono state le tre famiglie che abitano gli appartamenti dove i dipinti erano nascosti. Certamente consapevole, secondo i magistrati, il genero di Tanzi, Stefano Strini, che ne ha sposato la figlia Laura, a cui la cura dei quadri era stata affidata proprio dal padre. Strini è indagato per ricettazione e favoreggiamento assieme ad un altro personaggio sul nome del quale è calato il segreto istruttorio.

Chissà se anche altre indagini di Report, come certi conti milionari, in euro, a firma del solito nostro grande signore e padrone, troveranno ascolto là dove per mestiere ci si occupa, appunto, di fatti di denaro e problemi fiscali collegati.