riprendo l’argomento visto qui sotto sollecitato anche dallo immancabile articolo-commento della ex-Presidente della RAI, la nota Lucia Annunziata. Dico immancabile perchèinfinite sono le strade e le occasioni che le vengono offerte per esprimere le sue personali e specialissime opinioni.

non entro nel merito ma c’è una serie di passaggi che francamente mi meravigliano, perchè avrebbero dovuto almeno segnalare uno dei contributi all’incasinamento  abituale.

Quello alla Knox è solo l’ultimo di una serie di processi che hanno lasciato la nostra pubblica opinione con l’amaro in bocca dei dubbi. Parliamo del processo ad Annamaria Franzoni per il delitto di suo figlio a Cogne, di quello contro Alberto Stasi per l’uccisione della fidanzata Chiara Poggi, e infine di questo di Perugia. Tre casi celebri, accomunati da elementi simili. Innanzitutto la confusione delle indagini: prove che vengono raccolte, poi cambiate, e mentre il processo è in corso. Coltelli, reggiseni, pigiami, biciclette, zoccoli e computer che entrano ed escono di scena come fondali intercambiabili invece che elementi certi di accusa. Oggetti totemici per il pubblico che, alla fine, mai si sono rivelati prove indiscutibili.

In mancanza di certezze, il processo italiano si è spesso rifugiato nella costruzione di teoremi: il colpevole non è colui che ha indiscutibilmente fatto il male, ma colui che avrebbe potuto o voluto farlo. Nasce qui l’uso e l’abuso dei «profili» psicologici, la depressione non ammessa di Annamaria a Cogne, le ossessioni nascoste di Alberto Stasi, e la violenza da baccanale fatta esplodere da Amanda. Tutti colpevoli in quanto «inclini ad esserlo», invece che indiscutibilmente provati tali dai fatti.

La psicologizzazione del processo tende a mettere sotto giudizio la personalità (e quanto distante è questo giudizio da quello razziale?), e a creare dunque «mostri». Con la conseguenza di sollecitare nel pubblico una risposta emotiva, una divisione radicale, fra difensori e accusatori. Questa tifoseria del pubblico, è forse, in termini sociali, la conseguenza più devastante del malfunzionamento della nostra giustizia.

Fin qui il caso Knox. Ma come non vedere che il fallimento di tanti processi penali getta dubbi anche sui procedimenti «politici»? Un Paese che non riesce a dare giustizia certa a due cittadini comuni, con che autorevolezza saprà mai processare il suo premier? L’attenzione del Dipartimento di Stato va presa con molta serietà dunque. Rischia di esporre agli occhi della comunità internazionale una nostra fragilità di sistema, e aprire una serie di scatole cinesi. Magari anche senza volerlo. 

Nessun riferimento, nessuna allusione alla influenza e pervasiva azione della Televisione e di alcuni programmi in particolare, come il solito Vespa, specie se accompagnato quando non colluso con lo staff difensivo. Se si parla di TIFO la funzione della TV è fondamentale se non altro per i numeri in gioco.

Me ne sono accorto anch’io che la TV l’ho eliminata, ma non ho potuto eliminare i commenti del giorno dopo sui quotidiani ormai abitualmente a rimorchio in tutto.