così anche noi "vili meccanici" capiremo il perchè e il per come delle nostre invettive, dei nostri silenzi, perchè corriamo ad aprire subito su facebook un qualche sito che qualche ministro vorrà chiudere.

già, qualche volta i Ministri sono pure tempestivi anche per recuperare i ritardi di qualche sito dove il mostro da distruggere o l’imbecille da uccidere era uno stronzo di extra-comunitario.

ROMA (14 dicembre) Preoccupa, dal punto di vista psicologico, l’atteggiamento dei molti italiani che hanno “esaltato” l’aggressione di Massimo Tartaglia al premier. «Questo vuol dire che quel gesto di violenza è rappresentato nell’ideazione di migliaia di persone» e la colpa è «del modo di fare politica in Italia». A dirlo è Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, presidente dell‘Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che parla di «allarme sociale» e di «molti italiani potenziali Tartaglia».

«L’attenzione va posta – spiega la psicologa – non tanto sul gesto violento, compiuto comunque da un uomo affetto da una patologia psichiatrica e in ogni caso deplorevole. Ma sul consenso altissimo che il ferimento ha riscosso in pochissimo tempo nel mondo di Internet. Il popolo di Facebook, per esempio, dopo neanche un’ora dall’aggressione del premier era già sulla piazza virtuale a scandire slogan a favore del gesto violento nei confronti del capo del Governo.Novemila persone nel giro di due ore sono entrate a far parte di un gruppo pro-Tartaglia».

Vinciguerra punta il dito contro il modo di concepire il dibattito politico: «in Italia non si fa politica confrontando idee, programmi sostenuti da valori, punti di riferimento, ma ci si scontra tra persone», sottolinea. «Questo stimolare l’aggressività su persone precise può portare a espressione di violenza fisica tra gruppi che attraverso la violenza hanno la sensazione di esprimere il loro libero pensiero e di eliminare tutte le loro scontentezze», conclude.

Parole sante, parole sagge.

Facciamo ad esempio il caso della Bindi, e dico la Bindi è forse l’unica, o una dei pochissimi, che ha detto quel che pensava e che non solo lei forse pensava. Chissà perché, poi, ha l’incarico di Presidente incarico impegnativo anche se quasi solo di rappresentanza e, quindi, con l’aria che tira sui media sempre sotto i riflettori. Eppure niente da fare, tanto è vero che oramai la squadra PdL la associa in unico logo a Di Pietro.

Poi siccome una volta facevo il ricercatore, da quattro soldi però mi pagavano e qualche volta qualche pazzo mi paga, il difetto del ricercatore un po’ ce l’ho. In questi argomenti qui poi un po’ di allenamento permette con Google di trovare dove ho lasciato ieri sera le chiavi di casa (ad esempio era un bar qui a Cagliari in Santavendrace vicino a una Farmacia e un po’ di click e il gioco è fatto).

Con la Bindi ancora più facile, quei ruffiani di Repubblica ti mettono le pietanze in vetrina, ma forse ve lo ricordate anche VOI. Scommettiamo?

Senatore di An: "Bindi è lesbica via dal ministero della Famiglia"

Maurizio Saia in una trasmissione tv attacca il neo-ministro e poi aggiunge: "Nessuna offesa, anch’io ho un parente gay"
Insorge l’Unione: "Non bastano le scuse". Fini: "Un imbecille" Follini solidale: "Così il centrodestra non dovrebbe mai essere"

ROMA – "La Bindi? Una lesbica, e non può guidare il ministero della Famiglia". Le parole di Maurizio Saia, senatore di An, fanno insorgere il centrosinistra. Che replica: "Fini lo sconfessi subito". Ma il senatore non retrocede e più tardi sottolinea che "lesbica non è un offesa, ma indica una scelta libera e legittima nell’ambito dell’esplicazione della propria sessualità". Parole che fanno dire a Fini: "E’ un imbecille".

"Non credo – aveva detto Saia in una intervista a Canale Italia – che sia un segreto, non ho nulla contro le lesbiche, ma va chiarito che Rosy Bindi è lesbica. Per ciò non mi è sembrato, sul piano politico da parte di Rosy Bindi, corretto assumersi non il ruolo dell’economia o dell’istruzione, dove pure già avrei avuto delle difficoltà ad accettarla, ma il dicastero della Famiglia ad una persona che di famiglia non sa niente".

Ironica ma secca la risposta del ministro non nuova ai colpi bassi di esponenti di Alleanza nazionale: "Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede".

E il neo-ministro minaccia querele "per le offese ricevute, anche nei confronti della trasmissione televisiva" e aggiunge "Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi. E’ evidente che le parole di Saia tradiscono la mentalità discriminatoria retaggio della sua storia politica e dimostrano l’imbarbarimento del confronto politico. Quanto ai miei impegni a favore della famiglia – conclude Rosy Bindi – può documentarsi sia leggendo il programma dell’Unione sia la mia lettera pubblicata domenica scorsa da Avvenire".

E l’attacco di Saia ha suscitato una indignazione (quasi) bipartisan. Pierluigi Castagnetti, il vicepresidente di Montecitorio e compagno di partito del ministro chiede per il senatore "un provvedimento disciplinare da parte del gruppo di An per non pensare ad una sorta di complicità politica". Gli fa eco, dalle fila dell’opposizione, Franco De Luca, responsabile enti locali della Dc: "Questo è un caso classico in cui non bastano le classiche scuse al ministro Rosy Bindi".

Non è da meno, sul fronte opposto, il parlamentare dei Ds Franco Grillini: "Sappiamo che Rosy Bindi non è lesbica, e che se lo fosse non avrebbe problemi a dirlo. Hanno problemi, al contrario, tutti quei parlamentari omosessuali di an e del centro-destra costretti a nascondersi e ad avere una doppia vita". E allora, domanda il deputato della Quercia, "perché Saia non ce ne parla del dramma che vivono? Non è accettabile neppure l’idea che un omosessuale non possa ricoprire la carica di ministro".

Rosy Bindi incassa anche la solidarietà di Marco Follini: "L’aggressione del senatore Saia a Rosy Bindi è la perfetta rappresentazione di tutto quello che il centrodestra non dovrebbe mai fare", dice l’ex segretario dell’Udc, e di Fini. "Il senatore Saia è stato un imbecille", dice il presidente di An. Fini si è avvicinato al ministro Bindi nel cortile di Montecitorio ed ha avuto con lei un colloquio al termine del quale il ministro della Famiglia lo ha ringraziato.

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E allora? Allora dopo un trattamento di quel tipo neanche un piccolo sedimento nei ricordi di quel Ministro offesa come persona, come Ministro, come donna, come cattolica?

E guardiamoci attorno, ci siamo mossi in modo spavaldo quando quel tale ha detto prima che siamo tutti coglioni e un po’ di tempo dopo siamo farabutti? E non nell’accaldato controbattere di un dibattito alla Santoro, ma nel chiuso di riunioni fra LUI e gruppi di industriali (Coglioni) o nella area riservata di uno show a tutto campo in TV con l’amico Vespa (Farabutti).

Si è mai scusato? Ha mai detto una battuta delle sue in modo autoironico? Abbiamo avuto il modo di controbattere o di denunciarlo per le offese (e sarebbe stato assolto perché dette nell’esercizio del suo mestiere di politico)?

E allora signor psicologo crede proprio se, come ripicca, su face book ci illudiamo di prenderlo per il culo, le sembra poi così strano? E non tiri fuori il discorso della figura istituzionale proprio LUI che si esibisce in disegnini appetitosi nel pieno di importanti incontri di Stato. Non in una simil-bordello a cui è talvolta aduso.