ha dovuto parlare un po’ più chiaro del solito. Le anticipazioni di agenzia, tipo ASCA, sembravano di Minzolini, sul sito ecco il testo.

L’AGGRESSIONE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI A MILANO

I FRUTTI INSANGUINATI
DELL’ODIO E DEL DISPREZZO

In Italia stanno crescendo non il normale confronto politico, anche duro, ma la gogna, l’insulto personale, il disprezzo che tracima da ogni gesto e da ogni parola.

Adesso tutti quelli che si dividono il campo della politica italiana dicono che bisognava aspettarselo. Ma fino a due minuti prima dell’aggressione contro il presidente Berlusconi dietro il duomo di Milano, domenica 13 dicembre, nessuno di loro avrebbe rinunciato a lanciare la propria pietra (metaforica, ma non meno pesante e deliberata di quella reale, scagliata da uno psicopatico) sul suo viso o sui suoi oppositori. La scorsa settimana titoli da grand guignol, vignette minacciose (fino alla ghigliottina), commenti offensivi pieni di dileggio avevano impazzato sui giornali opposti, senza il minimo ritegno; per la presente settimana era stata annunciata l’uscita dell’ennesimo libro contro il Cavaliere, fatto di ritagli autobiografici, letti al contrario.

 

Così va avanti da un anno e mezzo, da quando Silvio Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi. La democrazia non è questo: peccato che molti se ne accontentino. A Famiglia Cristiana la lezione è antica, quanto la direzione di don Zilli, finita quasi trent’anni fa: quando parliamo di politica dobbiamo avere al centro dell’attenzione e dell’eventuale critica gli atti di Governo, non le beghe fra i partiti o dentro i partiti, e tanto meno le persone.

 

 

Ma è una lezione molto difficile da osservare quando tutto intorno crescono non il normale confronto politico, anche duro, ma la gogna, l’insulto personale, il disprezzo che tracima da ogni gesto e da ogni parola: il tutto avvolto nelle regole della società-spettacolo, ora giunta al diapason con il volto insanguinato e dolorante del premier offerto in pochi minuti a tutto il mondo. Accompagnato dalla solita cataratta di e-mail nei social network di Internet, equamente divisa fra chi inneggia alla vittima e chi applaude l’aggressore. 

Naturalmente è giusto condividere il giudizio pressoché unanime non solo delle istituzioni civili e religiose, ma anche dei politici e degli opinionisti dei quotidiani "indipendenti", i quali condannano l’idea che la democrazia possa esprimersi con la violenza; e che non basta coprirsi con l’alterata condizione mentale e psichica del responsabile, per allontanare da sé e dai propri comportamenti il sospetto o l’accusa di provocazione, se non addirittura di connivenza.

E come è improvvida l’affermazione dell’onorevole Di Pietro («Io non voglio che ci sia mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza»), poi parzialmente corretta, così è improprio il commento dell’onorevole Bossi: «Il clima è quello del terrorismo».
  
Negli anni del terrorismo il parossismo politico veniva solo da una parte, la società civile e quella politica erano compatte, dopo qualche iniziale esitazione e tranne frange marginalissime, nel contrastarlo.

Adesso i conflitti aperti coinvolgono tutte le istituzioni e anche nella magistratura si avverte una malcelata ma forse convinta tendenza a correggere per via giudiziaria quello che non la convince, ma che si realizza per via normalmente democratica, con il consenso del voto popolare.

Nel gioco del bilancino sanno lo stesso molto bene dove sta il dolce, e ci manchebbe, ma un minimo di copertura ai suoi non berlusconici è costretta a darla. Rimane una conclusione volutamente e volutamente falsa, ma la strada del verità è fatta i croci e di spine.

Detto questo, non è lecito trascurare che appena 24 ore prima, davanti al medesimo duomo della medesima città, era avvenuta un’inaccettabile dimostrazione di violenza verbale con urla e fischi nei confronti delle autorità pubbliche che stavano condividendo, con i familiari delle vittime, la memoria e il dolore per la strage della Banca dell’Agricoltura di quarant’anni fa. Il clima oggi in Italia è quello. La responsabilità di rimediarvi tocca tutti, ognuno per la sua parte.

E poi come si fa a ignorare Formigoni e la SINDACA MORATTI? Si fa per dire e tanto per sottolineare che bisogna essere obiettivi.