questa la ricetta di PANEBIANCO.

mai come in questi giorni ho condiviso posizioni e opinioni di chi ha parlato più deciso e più chiaro. Poi ecco arrivare il solito PANEBIANO, sempre pronto a suggerire la linea del PD nel dubbio che nasca un qualche raggruppamento politico che metta a rischio potere e soldi dei soliti noti.

c’è un sacro principio della politica: prima si indebolisce l’avversario, dopo, se necessario e utile, si può pure intervenire al proprio interno.

a questo proposito c’è un ricordo di una tesina nel lontano 1954 su Robespierre. I tre leader, Robespierre,  Danton e Marat osservano il passaggio dei SANCULOTTI, quelli che potremmo chiamare le GUARDIE ROSSE della rivoluzione francese. Marat ovviamente esprime tutto il suo entusiasmo e Danton, concreto, provvede a placarlo e smentirlo: peccato che presto saranno tutti morti!

ma lasciamo la parola al PANERAFFERMO da il CORRIERE:

E’ evidente che Bersani, per la sua storia personale, ambirebbe a portare il Pd fuori dall’orbita del massimalismo antiberlusconiano, dare a quel partito ciò che esso non ha: un chiaro profilo riformista. E’ anche evidente che egli (legittimamente) si preoccupa di non perdere consensi. Poiché il massimalismo antiberlusconiano è ben presente nell’elettorato e fra i militanti del Pd un’operazione che separi nettamente i destini politici degli estremisti da quelli dei riformisti appare, sulla carta, assai rischiosa.

Ma qui entra in gioco la questione della leadership. Immaginiamo che Bersani batta il pugno sul tavolo e dica: «Di Pietro non è un alleato ma un avversario da isolare e i dipietristi interni al partito sappiano che non sarà più tollerato chi tiene il piede in due staffe. A loro volta, le forze esterne che pretendono di condizionarmi sappiano che la linea politica del Pd la detto solo io a nome della maggioranza congressuale che mi ha espresso. Se vogliono opporsi a me e logorarmi si accomodino ma sia chiaro che, così facendo, favoriranno il centrodestra ».

Gli antiberlusconiani duri e puri (anche quelli del Pd) griderebbero al tradimento ma ciò potrebbe essere compensato dalla scoperta, da parte degli elettori di sinistra, del fatto che c’è ora in circolazione un leader riformista forte e vero, dal profilo netto, che potrebbe domani anche portarli alla vittoria.


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La politica, si dice, è ormai troppo debole per non essere condizionata da forze esterne. Tramontata l’epoca dei partiti di massa, è solo la leadership che può ridare forza alla politica.

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Io credo di interpretare l’opinione della maggior parte dei 3 milioni di partecipanti alle primarie, e in particolare quelli che hanno espresso la preferenza per Bersani, affermando che proprio la parte messa in evidenza qui sopra è esattamente l’opposto di quanto hanno espresso. Ben venga un leader abile e intelligente, con una visione prospettica e capacità di guida, ma assolutamente no ad un leader che intenda un partito succube e impotente. Non è nella tradizione, nè nell’interesse di chi si è espresso e si esprime.

Un conto è tenere la mano morbida e vellutata, ma deve essere feroce e ferma nel non sottostare a condizionamenti in contraddizione con i principi e con gli interessi dal PD rappresentati.

PS: quanto poi alla leggina, in qualche modo ipotizzata da D’Alema, perchè no. All’usanza dei nostri antichi della civiltà di Roma gli si lascino pure beni e ricchezze, gli si perdonino tutte le colpe e gli eccessi ma si prenda dietro famigli e famiglie e se ne vada in qualche lontana parte nell’esilio dorato che più desidera e ci rimanga per sempre.