SEGNALI,

TREMONTI, al momento, si ADEGUA e BOSSI pensa agli OSSI, che fan pure rima. 

MA FINCHE'…

E allora leggiamoci un po' di La Stampa. Già Torino, Torino per molti motivi è sensibile ai movimenti leghisti e deve pure avere un occhio di riguardo per quei suoi lettori che alle urne votano LEGA, per tanti motivi compresa la fronda dei PD locali che non amano troppo queste barriere fra PD e LEGA. Barriere che al momento portano solo a ingrossare i ruscelli leghisti importando influenze lombardi dopo un periodo in cui il MI-TO sembrava di moda, legato anche alle vicende della GRANDE BANCA INTESA.

L'articolo non è così tranquilizzante per il nostro BOSSI e di conseguenza neppure per il BAUSCIONE. Per tradizione quando la LEGA vira, vira di colpo, e chi non è ben legato vola fuori fra i marosi.

Attento Umberto, non ascoltare Giulio». Berlusconi non si fida di Tremonti. Lo considera il vero «ideologo» delle elezioni anticipate che può condizionare le mosse di Bossi e far commettere un grave errore a tutta la Lega.

Il Cavaliere si tiene stretta la sua poltrona e cerca di convincere il Senatùr che il ministro dell’Economia stia giocando una partita tutta sua per arrivare a Palazzo Chigi. «Tremonti pensa solo a se stesso», confida un ministro di rango che avverte il pericolo di un Carroccio trascinato alle urne senza il consenso del premier. Il quale nei colloqui telefonici di questi giorni ha chiesto al leader leghista di stare alla larga da certe tentazioni.

«Dimmi se la pensi come Giulio, ma ricordati che se si va al voto te ne assumi la responsabilità». Il tutto ovviamente condito dall’assicurazione che il federalismo fiscale verrà approvato, che i numeri ci sono. Ci sono 10 deputati pronti al salto della quaglia nella maggioranza. A questi se ne potrebbero aggiungere altri 10 che sarebbero i subentranti a quei ministri-deputati che si dovrebbero dimettere dalla Camera.

Operazione complicata, quest’ultima, alla quale Bossi non crede. E dei nuovi arrivi da Fli e Udc non c’è ancora traccia anche se ieri il premier ha detto di essere «sicuro che entro la fine di gennaio in Parlamento ci saranno le condizioni per portare a termine la legislatura. L’Italia ha bisogno di tutto, tranne che di elezioni anticipate».

Ha bisogno di «stabilità che ci viene richiesta da tutti i protagonisti più importanti della nostra società, dall’industria alla Chiesa cattolica». Tensioni, contrasti con Bossi e Tremonti? Macché: «Solo chiacchiere al vento, non c’è nulla di vero».

Intanto, per dimostrare che solo di chiacchiere si tratti il Cavaliere avrebbe dovuto accettare l’invito alla «cena degli ossi». Un invito calibrato proprio per svelenire il clima e far vedere che si va d’amore e d’accordo. Cosa per niente vera. Berlusconi ha un problema grande come una casa con la Lega e soprattutto con Tremonti che, a suo dire, sparge veleno e cerca di convincere Bossi a staccare la spina perché con una maggioranza raccogliticcia non si può andare avanti.

La tesi non peregrina dell’inquilino di via XX Settembre è che «tirare a campare costa». Costa perché i nuovi arrivi nella maggioranza di Noi Sud, i siciliani di Romano e Mannino e quant’altri parlamentari meridionali chiedono maggiori spese. Lo stesso decreto Milleproroghe rischia di uscire da Camera e Senato con un fardello di milioni in più. Per non parlare dell’Udc. Secondo Tremonti la trattativa con Casini, che insiste sul quoziente familiari (costa una decina di miliardi), finirebbe per cambiare veramente gli equilibri della coalizione a scapito non solo delle casse dello Stato ma anche del Carroccio. Argomento al quale Bossi è molto sensibile, ovviamente.

C’è un altro argomento che Tremonti mette in campo per convincere il Senatùr a mollare Berlusconi. Ed è il «Patto Romano». Il ministro dell’Economia sostiene che ci sia un accordo sotterraneo che lega Gianni Letta, Pierferdinando Casini, ambienti papalini, finanziari, editoriali e imprenditoriali romani. Il loro obiettivo sarebbe portare Casini a Palazzo Chigi e Letta al Quirinale. A farne le spese sarebbe Berlusconi.

«Veleni, solo veleni di Tremonti – sostengono i presunti “congiurati romani” – che ce l’ha a morte con Letta. Figuriamoci se Gianni tradisce Silvio». Ecco perché Berlusconi ripete a Bossi «non ascoltare Giulio». Ecco perché ieri sera non poteva salire sul Cadore. Ora il Senatùr frena, dice di essere ottimista, che a marzo non ci saranno elezioni. E che mai Tremonti farebbe «uno sgarbo» al Cavaliere. Al quale concede tempo. Gli dà fiducia, mostra di credere nei numeri di Silvio («non ha mai detto balle»).

Ma lo avverte: mai l’Udc al governo. «Allargare sarebbe una continuazione della palude». È questo il paletto che Bossi condivide pienamente con Tremonti: è l’argine al «Patto romano», vero o presunto che sia. Uno stop comunque al partito della spesa che affonda le sue radici al Sud.

TUTTI comunque all'erta, a sentire e leggere le news ogni ora cambia il futuro. Stanotte un lancio UDC di "discutiamone" è stato velocemente stoppato da FLI, ma poi sembrano tutti avere un pensiero altrove, a quell'11 gennai prossimo venuro quando si saprà se anche Berlusconi sarà uno quasi come tutti e se il GIUDICE lo convoca anche LUI ci va.

Ma temo succeda ormai solo in Israele dove, pur essendo guidato direttamente da DIO di cui sono il popolo eletto, se un giudice terreno chiama ci vai e anche se sei un capo ti becchi delle legnate sonore anche solo per "un piccolo stuprino"

Ma da noi anche se ormai lo sanno tutti che i GIUDICI sono tutti COMUNISTI, l'ha ridetto anche ieri il nostro BAUSCIONE. Chissà forse non sarà riuscito a comprarne un altro.