leggendo i rpimi interventi di ieri di Repubblica e de Il Corriere non mi sembrava poi tutta questa reprimenda del Bertone, a parte la sottolineatura dello stesso cardinale che sono altri i canali con cui di solito intervengono.

tale frase da una parte serve a rassicurare i CATTOLICI che il VATICANO non è inerte di fronte alle loro preoccupazioni, dall'altra fa pensare che ben più salda e CONCRETA sia la mano della CHIESA sulle palle dei GOVERNANTI dell'Italia stessa.

mano che fa presa non tanto sugli aspetti moralistici, quelli li potrebbe esternare tranquillamente come accade in altri stati e in altri governi (basti ricordare quanto vivace fosse la Chiesa verso i governi PRODI o, storicamente, come mise al suo posto lo stesso DE GASPERI non appena rivendicò la sua autonomia politica: non ci furono più visite reciproche fra Stato e Stato), ma su fatti concreti (SOLDI) sui quali prima  poi ottiene sempre risultati pagati anche da quel 70% di italiani che non frequentano abitualmente i luoghi di culto CATTOLICI, magari altri culti però sempre CRISTIANI.

e quindi fa bene Il GIORNALE a fornire la SUA interpretazione AUTENTICA. Interpretazione che sicuramente si basa anche sui CANALI ALTRI sicuramente noti anche alla Redazione de Il Giornale visto chi è il PADRONE dello stesso.

 

Su due quotidiani italiani ieri alcuni commentatori avevano chiesto che il Vaticano rompesse il suo silenzio, che qualcuno parlasse. E il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha parlato. Lo ha fatto dicendo innanzitutto di condividere la preoccupazione già espressa dal capo dello Stato. Un segnale in questo senso, a dire il vero, era già arrivato quattro giorni fa con la decisione di mettere in pagina su L’Osservatore Romano la nota del Quirinale che esprimeva preoccupazione per lo scandalo.

Il cardinale non deve aver gradito di essere stato dipinto da qualcuno come un acritico sostenitore del Cavaliere e ha dunque ritenuto opportuno di far sapere che quanto sta accadendo non passa certo inosservato Oltretevere. Ha scelto dunque di rispondere alle inevitabili domande sul caso Ruby che gli sono state rivolte al margine dell’inaugurazione della casa di accoglienza del Bambin Gesù. Ha risposto perché aveva deciso di dire qualcosa.

«La Chiesa – ha spiegato il principale collaboratore di Benedetto XVI – spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l’impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità». Parole che si applicano innanzitutto al presidente del Consiglio, ma che vengono estese anche alla magistratura, esplicitamente citata nella risposta del Segretario di Stato.

Spiegando che «il Vaticano segue con preoccupazione le vicende italiane», e che «la Santa Sede ha i suoi canali e le sue modalità di intervento», Bertone ha lasciato anche intendere che in ogni caso l’intervento non avviene attraverso pubblici appelli, ma nel rapporto tra Stati. Il Segretario di Stato ha quindi aggiunto di condividere il «turbamento» già espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per quanto pubblicato sui giornali riguardo alle accuse mosse al premier. Una preoccupazione, sottolineano le fonti vaticane, non soltanto legata all’immagine e al decoro del nostro Paese, ma anche alla stabilità e alla governabilità in una fase delicata della vita sociale ed economica dell’Italia.

L’intervento, estemporaneo ma non casuale di Bertone anticipa dunque le parole che lunedì pronuncerà ad Ancona il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, aprendo i lavori del Consiglio permanente.

RIMARREBBE UN DUBBIO: CASINI, RUTTELLI, GIOVANARDI in nome di chi e per chi parlano e disfano ogni giorno?