terribile intitolazione di un fondo de La Stampa di oggi. Terribile perchè prescinde dai CITTADINI, ricondotti alla pure funzione di PRESTANOME e nemmeno di NOTAI, grazie alla manipolazine mediatica, una scuola serva del potere e tutte le istituzioni culturali sottomesse semplicemente con l'arma della ASFISSIA ECONOMICA.

e tutto questo con la prospettiva di uno STATO al cui paragone anche l'IRAN di oggi appare un simbolo di LAICITA'.

dovremo affidarci al LAICO FINI?

Sin tanto che al suo fianco rimangono i Letta, i Tremonti, i Bossi, e la gerarchia ecclesiastica si limita ad ammonire con toni alti ma politicamente elusivi, Berlusconi ce la farà anche questa volta. Al resto penserà una comunicazione mediatica selvaggia, creando nei prossimi giorni grande confusione. Poi c’è la complicità di una classe politica di maggioranza che è terrorizzata dall’idea di «andare a casa». E da ultimo c’è l’invincibile ostilità verso la sinistra di una parte considerevole dell’elettorato che la rende ricettiva della campagna contro la magistratura.

Il destino di Berlusconi non è deciso dalla questione morale, ma dalla concretezza degli interessi in gioco. E questi interessi sono per il mantenimento del Cavaliere a Palazzo Chigi. Ogni altra alternativa fa paura più della sua totale perdita di credibilità. I berlusconiani e i beneficiari del suo sistema di governo non si sentono ancora tanto forti da fare a meno di lui. Soprattutto perché ora lo tengono in pugno. Alzeranno il prezzo del loro sostegno.

Il resto lo farà l’incredibile impotenza dell’opposizione politica, inesorabilmente minoritaria e strutturalmente divisa. Se questo è il quadro politico, ci resta soltanto la vergogna.
Tra qualche settimana si ricomincerà da capo, con il tira e molla del Terzo Polo su come condizionare il governo, con i leghisti che manipoleranno il federalismo in chiave secessionista, con i cattolici preoccupati soltanto del pacchetto dei loro «valori non negoziabili»? Oppure qualcosa è cambiato irreversibilmente?

Un fatto è certo: il governo berlusconiano sopravviverà intensificando la contrattazione con due suoi punti di appoggio indispensabili. Uno interno, la Lega; l’altro esterno, la Chiesa. In un momento in cui il mondo cattolico è turbato e scandalizzato come non mai, in un momento in cui ha la chance di tradurre in politica la sua tanto decantata centralità nella «società civile», la gerarchia ecclesiastica avrà un ruolo oggettivamente ambiguo. Certo, nei prossimi giorni la sua voce si alzerà alta e forte, ma sarà rigorosamente impolitica.

Il paradosso è che la Chiesa si vanterà di svolgere il suo magistero morale senza interferire nella politica. Ma è una finzione. Come se le fortissime pressioni esercitate in questi anni sulla legislazione a proposito delle questioni bioetiche o sulla scuola cattolica non fossero politiche. In realtà presso alcuni influenti esponenti della gerarchia c’è la reticente volontà di mantenere in vita il governo «più compiacente verso la Chiesa», a costo di abbandonare alla frustrazione e all’impotenza quella rilevante parte del mondo cattolico che vorrebbe valorizzare in termini politici efficaci il soprassalto morale e civile di questi giorni. Invece il tutto si tradurrà in qualche nuovo favorevole patteggiamento del governo.

Siamo ridotti ad una democrazia contrattata. Mai come in coincidenza del 150° anniversario della sua fondazione, come Stato unitario, l’Italia appare una «nazione contrattata». Al Nord una Lega nervosa e ricattatrice patteggia, a suon di concessioni fiscali e cedimenti simbolici con un governo debolissimo, per decidere quanta e quale nazione siamo ancora e saremo.

Berlusconi che vuole sopravvivere ad ogni costo (mai espressione è stata più corretta) è magari già disposto a fare di Arcore la seconda residenza ufficiale del governo dopo Palazzo Chigi, pur di essere sempre il premier. Bossi, che sta giocando la carta più difficile della sua carriera, gli ha detto in faccia di «riposarsi». Ci penserà lui a sistemare le cose, ormai da leader virtualmente nazionale: se il suo progetto federalista vuol avere un futuro, deve fare i conti non solo con il Terzo Polo ma con la stessa sinistra.

Rimane l’enigma Tremonti. Il ministro intende piegare la sua politica nazionale di rigore finanziario agli interessi di una parte che non nasconde le sue tentazioni secessioniste? Intende avallare un federalismo come paravento del governo del Nord e dal Nord sull’intera nazione? Chiesa permettendo, naturalmente. Si sta preparando ad una nuova Italia contrattata?