e non uno dei tanti KOMUNISTI di RAI 3, ma i colleghi in miliardi e potere riuniti per il solito scambio di opinioni sul "come ti va da te? gliela metti nel culo come sempre a quei poveracci dei tuoi dipendenti". Certo detto in modo elegante  c'è da dire che proprio mentre si preparavano a ripartire tutti pimpanti per la Cina India Brasile tutti furibondemente in espansione e persino gli USA oltre il 3% (l'Italia con il suo miserabile 1) gli sono arrivati addosso Tunisia Egitto e chissà che altro.

non sapendo con chi sfogarsi si sono riuniti in riservata per dire, appunto di "ogni", termine che in Romagna significa di tutto anche in termini stupratorii. Tremonti che era da quelle parti si è assentato con la scusa di una Conferenza Stampa. 

naturalmente come sempre poi ti fanno sapere tutto e basta un giro sui vari quotidiani per avere le varie soffiate, come ad esempio REPUBBLICA  di cui consigliamo la masochistica lettura, qui mi limito a riportare quanto detto in quella sede dagli autrevoli italiani presenti:

Un altro economista, Daniel Gros che dirige a Bruxelles il Centre for European Policy Studies, invita a non illudersi sul fatto che l'Italia possa a lungo sottrarsi al destino di Grecia, Portogallo, Irlanda: "La vostra situazione è preoccupante. Siete il paese più direttamente in competizione con la Cina, per la tipologia dei prodotti. Da dieci anni si sa quali riforme andrebbero fatte. Di questo passo l'Italia potrebbe diventare il prossimo grosso problema dell'eurozona". Josef Joffe, editore e direttore del giornale tedesco Die Zeit: "Da dieci anni crescete meno della media europea, questo è il problema numero uno". Segue Matthew Bishop, capo della redazione americana del settimanale The Economist, che nel 1997 fu l'autore di un rapporto sui nostri "esami d'ingresso" nella moneta unica: "Da allora  –  dice  –  il paese è rimasto troppo immobile. Le tendenze dell'economia globale rischiano di trasformarvi nell'anello debole dell'Unione europea. Se l'Italia non usa i prossimi cinque anni per un reale cambiamento, vi ritroverete dalla parte perdente dell'eurozona".

Quindi Bishop lancia la palla nel campo degli italiani: "I gravi reati di cui Silvio Berlusconi è accusato sono ben noti. Ma a voi sta bene lo stesso? E' questo il governo che volete?"

La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nel replicare sottolinea quanto la forza del tessuto produttivo resti notevole: "Siamo il secondo esportatore europeo dietro la Germania, il quinto nel mondo, con punte di eccellenza non solo nei settori tradizionali ma nella meccanica, nella robotica, nei macchinari elettronici". Anche lei però descrive un'Italia "introversa, ripiegata su se stessa, distratta rispetto a quel che accade nel resto del mondo, soprattutto per colpa dei suoi politici". E conferma che "il mondo di Davos, quello delle nuove potenze come l'India e l'Indonesia, è ignoto ai nostri politici, perciò siamo assenti dai tavoli dove si decide il futuro".

Corrado Passera di Banca Intesa elenca gli handicap: "Scuola, infrastrutture, giustizia, burocrazia, bassa mobilità sociale, poca meritocrazia".

Voci ancora più critiche si levano tra i nostri top manager che hanno scelto una carriera all'estero. A loro il pianeta-Davos è familiare, nei nuovi scenari della competizione globale si muovono con sicurezza. Ma sono qui per conto di multinazionali straniere.