caro Deaglio

Ma questo vale solo per l’Africa Settentrionale e il Medio Oriente? Quale valore possono avere le nostre implicite sicurezze che questo mal d’Africa non valicherà il Mediterraneo e non si abbatterà – in forme sperabilmente meno violente – su un’Europa ingiustificatamente compiaciuta? Non è una domanda inappropriata in un giorno in cui Atene è nel caos per uno sciopero generale, punteggiato di disordini, indetto per protestare contro la brutale politica di stabilizzazione imposta da Bruxelles che sta letteralmente ammazzando un’economia di per sé certo non florida.

Insieme ai diplomatici, gli economisti e gli statistici si accorgono che gran parte dei loro strumenti di conoscenza della realtà economico-sociale è del tutto inadeguata. Una delle tante lezioni di Tripoli, di Tunisi e del Cairo è che non si dispone di indicatori del disagio che siano veramente credibili in società sempre più in grado di dare a tutti un telefonino e sempre meno in grado di dare un lavoro per lo meno ai capifamiglia.

Anche qui una revisione radicale appare necessaria, così come è necessario per l’Europa, in particolare, domandarsi se i principi di libertà e dignità umana che tanto fermamente proclama debbano poi sempre cedere di fronte a interessi spiccioli.