L'altro giorno avevo segnalato una intervista su misura del CARDINALONE BAGNASCO a proposito di quel che la CHIESA, quella LORO non quella UNIVERSALE (anzi forse SOLO la CHIESA dei PALAZZI ROMANI e VATICANI) desiderava e PRETENDEVA. E infatti SUBITO il BAUSCIONE si era lanciato in quegli sproloqui che gli sono propri. Domenica la URBINATI ha risposto nel suo solito spendido modo di cui riporto solo l'INCIPIT

QUANTO ci costerà in termini di beni pubblici – come la legge, la scuola, i diritti individuali – la sopravvivenza di questo governo? La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica.

NATURALMENTE, e spontaneamente, è esplosa la CONTESTAZIONE che è banale definire al solito KOMUNISTA o anche solo di SINISTRA, tanto che il poverino del GOVERNO ha BIASCICATO delle scuse e dei fraintendimenti, anche perché direttamente o indirettemente attorno alla scuola ruotano parecchi MILIONI di cittdini.

Altrettanto naturalmente alcuni sindacati, a partire dalla CISL, hanno glissato difendendo gli INSEGNANTI e LA SCUOLA PRIVATA e DISSOCIANDOSI da ogni e qualsiasi futura partecipazione a proteste di piazza, beccandosi dopo le smentite della sua stessa base

Ed anche Santa Madre interviene di nuovo con il visetto angelico nella forma ben chiaro nella sostanza sempre che l'italiano sia uguale di qua e di là dal TEVERE. Così un Vescovo

''bisogna evitare una contrapposizione fra scuola statale e scuola cattolica paritaria che svolge un servizio pubblico'' e diffondere ''anche in ambito ecclesiale una cultura della parita' ma anche una maggiore collaborazione fra scuole cattoliche e di ispirazione cristiana, scuole statali e chiese particolari''. e' il pensiero di mons. michele pennisi, vescovo di piazza armerina all'indomani delle dichiarazioni espresse dal cardinale presidente della cei angelo bagnasco a proposito della scuola. ''bisogna superare lo 'scollamento' tra i livelli di azione pastorale e tra gli ambiti educativi – afferma il vescovo al servizio di informazione religiosa della cei -, progettare percorsi formativi per genitori e insegnanti per aiutarli a scoprire la propria vocazione educativa e promuovere ed incoraggiare le associazioni di genitori, studenti, insegnanti a esplicita finalita' educativa''. il vescovo invoca quindi un' ''alleanza fra scuola statale e paritaria'' come pure un' ''alleanza educativa con le famiglie'': ''bisogna promuovere il dialogo, l'incontro e la collaborazione tra i diversi educatori; attivare e sostenere iniziative di formazione su progetti condivisi''. in una parola, conclude il vescovo, ''bisogna dar vita a una grande e nuova passione educativa''.

In poche parole, non basta che lo Stato paghi i Prof di Religione messi in ruolo (fra l'altro le classi calano per la RIFORMA e, MISTERO dei MISTERI, i Prof di RELIGIONE crescono) sarà bene creare dei raccordi fra scuola PRIVATA e SCUOLA PUBBLICA. Così metteremo a tacere le sporche minoranze di KOMUNISTI!
 
Ma anche Bagnasco ritorna sul discorso SCUOLA ed è interessante come Il Messaggero (suocero di Casini) ne interpreta le parole senza citare esplicitamente.

ROMA – È impossibile non cogliere nelle parole del cardinale Angelo Bagnasco una voluta presa di distanza da Silvio Berlusconi. Innanzitutto sul merito della sortita domenicale del premier, che aveva giustapposto la scuola pubblica alla scuola privata, sia pure per far cadere l’accento sul valore di quest’ultima e sul diritto delle famiglie a scegliere liberamente le modalità di educazione dei propri figli.

Bagnasco si è dissociato nettamente da ogni affermazione, suonata come una critica alla scuola statale e ai suoi insegnanti. Anzi, il presidente della Cei ha elogiato i «tantissimi» professori e maestri che ovunque si prodigano per i giovani. Ma ancor più ha negato una contrapposizione tra scuola pubblica e privata. È questo uno dei principi-chiave del progetto educativo della Chiesa, architrave della stessa sussidiarietà.

Nel vocabolario di Bagnasco sono persino abolite le definizioni «scuola pubblica» e «scuola privata», cioè quelle usate da Berlusconi nel suo intervento al congresso dei Cristiano riformatori. Il cardinale usa infatti le espressioni «scuola statale» e «non statale», nella sua visione integrate in una più ampia idea di «pubblico». E non si tratta di una questione nominalistica, ma di un tema di grande rilevanza culturale, che impegna ormai da decenni il dibattito politico. In fondo fu Luigi Berlinguer, ministro di Prodi, il primo a definire nella legge sulla parità scolastica un nuovo sistema integrato, costituito dalle scuole pubbliche «statali» e dalle scuole pubbliche «non statali», i cui titoli sono certificati e riconosciuti dallo Stato. Con il centrosinistra poi ci sono state frizioni per l’erogazione delle risorse alle scuole non statali. Frizioni che la Cei ha tuttora pure con il centrodestra.Con il centrosinistra poi ci sono state frizioni per l’erogazione delle risorse alle scuole non statali.  Resistenze sono ancora nella sinistra più radicale, che tendono a far coincidere pubblico e statale. Ieri comunque Bagnasco ha voluto segnalare che le ultime sortite di Berlusconi giocano a favore esattamente di quelle componenti.

Nella critica, comunque, si coglie anche il crescente distacco personale del vertice ecclesiale rispetto al premier. Se Berlusconi ha iniziato un’offensiva del dialogo con la Chiesa per recuperare posizioni dopo le imbarazzanti rivelazioni del Rubygate e del bunga bunga, la risposta non poteva essere più gelida. Questo non vuol dire condanna per il centrodestra e per i cattolici che militano da quella parte. Non vuol dire neppure che è all’orizzonte un diverso collateralismo. Ieri lo stesso Bagnasco ha ribadito la critica al relativismo, ricordando il beato John Henry Newman e le sue riflessioni sulla coscienza che non va «intesa come pura soggettività», ma che rappresenta «l’eco della voce di Dio». La Cei sembra intenzionata a instaurare con la politica un confronto più aperto del recente passato, comunque esigente per i cattolici ovunque collocati e a questo punto proiettato sul dopo-Berlusconi, dove i vescovi non vedono tuttora emergere una credibile alternativa. Ma facendo leva proprio su questo, il Cavaliere proverà ancora a ridurre le distanze, a partire dalla legge sul testamento biologico.

Ma se volete l'OPINIONE di BAGNASCO allora qui, sintetico e preciso, il verbo de IL GIORNALE, però ve lo leggete da soli.