ascoltavo il concerto ieri sera su RAI RADIO 3 e gli entusiasmi finali con i 3 o 4 bis concessi, fenomeno insolito e che conferma tutto questo riandare a un passato a cui aggrapparsi nell'ignavia culturale e progettuale di oggi in Italia.

la generazione di chi voleva cambiare il mondo s'è resa conto di aver solo raggiunto un (bel) po' di benessere, è campata di rendita aggrappandosi a quanto veniva da fuori, non un pensatore di spicco nella generazione che viaggia poco giù e poco sù dei 60 e si aggrappa adesso al mondo costruito dai loro zii padri e anche nonni.

riascoltavo in questi giorni qualche sprazzo di quelli che erano i canti di popolo che sapevano di fatiche di allegrie di vita di ironia e anche di fiducia, sono stati annullati e rinnegati nell'assurdo americanismo che rincorre tutto quel che viene altrove.

se ascolti le radio francesi o tedesche ritrovi spesso identità trasmesse con continuità, da noi le frignate di Sanremo e niente più.

perfino quel modulo di continuità che si otteneva dalle feste de l'UNITA' è scomparso con la inevitabile scomparsa per l'implacabile passare del tempo delle AZDORE. Ritrovo qualcosa qui in Sardegna dai "mamutones" o dai "tenores"e dalle altre tradizioni di cori e di balli ma rimangono fenomeni circoscritti, non hanno dignità nazionale. Troppo poco intellettuali, come confrontare un Veltroni a un troppo minimale Bersani. INFATTI!

in compenso i nostri maggiori si dilettano con Apicella o cercano di recuperare con i grandi nostri dell'800.

Ma come fa un popolo ad essere tale se rinuncia a rimuginare su quelle che sono le espressioni definite "incolte" e solo perché sono affascinate da quello che gli altri, a casa loro, fanno?