appena letta la NEWS la reazione è stata di piacevole sorpresa: finalmente ci sarà da discutere PIAZZA contro PIAZZA e inevitabile il commento su FB

GRAZIE ALFANO. FINALMENTE SI VEDRA' CHI HA PIU' CORAGGIO E FANTASIA.

O non sarà che farai muovere i futuri GIANNIZZERI di Gheddafi presto disoccupati?
Se voi suonerete le VOSTRE ESCORT noi avremo dei ragazzi e delle ragazze da 25 euro al giorno che preferiscono una vita NORMALE alle migliaia di EURO per titillare UN PORCO.

L'invito alla battaglia del siculo Ministro Alfano non poteva essere più esplicito

TRENTO"Ci batteremo per far passare la riforma della giustizia nelle piazze". Lo ha detto il ministro Angelino Alfano parlando di giustizia al convegno di Rete Italia a Riva del Garda. Parole pronunciate alla vigilia di una settimana densa di passaggi delicati sul fronte della giustizia, dalla ripresa del dibattito parlamentare sul processo breve al voto di Montecitorio sul conflitto d'attribuzione per il caso Ruby.

Poi lo stesso IL GIORNALE cerca di stemperare le frasi trasformandole un po' nel politichese. 

«Ci batteremo per far passare la riforma della giustizia nelle piazze. Sarà necessario l’impegno di un grande partito come il nostro, guidato da Berlusconi, per questa mobilitazione. Perciò io chiedo fin d’ora a Rete Italia il sostegno culturale, pratico e materiale della militanza, perché noi dobbiamo batterci per far passare quella che se in altri Paesi è un’ovvietà è, purtroppo, il limite dell’Italia».

Un conto infatti è lasciarsi andare in una riunione fra consanguinei di CORRENTE, un conto è giocarsi tutto il futuro politico. Interessante al riguardo è un articolo "siciliano" che cerca di chiedersi come mai. 

Le sorti del Presidente del Consiglio – come capo del governo e come imputato – sono nelle sue mani. Angelino Alfano è colui che rischia di più. A fargli saltare i nervi – gettando il tesserino in aria (o verso i banchi dell’opposizione), non è stata la bagarre seguita al voto, ma la chiara percezione che la partita gli stava fuggendo di mano, la consapevolezza che tutta quella responsabilità non disponeva di uomini, mezzi e strumenti utili. Le decisioni non le prende lui, gli uomini che devono eseguirle non pendono dalle sue labbra. Sono gli altri a lastricare la strada da percorrere. Le partite si vincono se si è nelle condizioni di influenzarle.

“Non sono un robot”, confessa Angelino ad amici e conoscenti dopo la bagarre della Camera, ricevendo solidarietà, ma il suo pensiero va alle conseguenze dell’incidente che ha fatto saltare il banco del governo ed agli strumenti utili per superare l’empasse. Non sarà facile. Sorgono perciò i sospetti.  Il clima nel Pdl è incandescente, c’è chi lavora al dopo-Berlusconi senza nasconderlo. E l’investitura di Alfano a delfino non è stata ancora digerita dai maggiorenti. Anche perché il Cav non ha manifestato pubblicamente questa volontà. Lo attendono al varco, insomma.

Ci sono  i margini perché venga rimessa in discussione. Se la maggioranza non mette sotto le toghe in un modo o nell’altro, le chance di Angelino Alfano si riducono notevolmente.

Questo è il finale di un articolo molto gustoso e che vale la pena leggere  nel suo insieme quasi un misto di messaggi sotto traccia e avvertimenti.

INTANTO?

Intanto ci prepariamo a far guerra alla TUNISIA che non ne vuol sapere di ascoltare i suggerimenti dei tromboni che abbiamo al GOVERNO. Si appellano persino ai diritti del singolo uomo.

Chi glielo va a dire a BOSSI?