fino a che punto la campagna di Sallusti contro TETTAMANZI, il Cardinale di Milano capo della CHIESA CATTOLICA di rito AMBROSIANO, è un fatto puramente politico nato nella testa di Sallusti o invece rientra nella guerra civile e religiosa fra gli ultimi sopravvissuti dei pasdaran romani e gli epigoni della Chiesa rinnovata dall'ultimo concilio di Giovanni XXIII?

c'è da dire comunque che è in atto la guerra di successione a TETTAMANZI che è in regime di PROROGATIO senza limiti temporali precisi.

tornando all'argomento, l'articolo de Il Giornale di lunedì scorso a firma Sallusti  appare come una delle varie colonne su cui s'appoggia l'architrave della guerra totale iniziata dal BAUSCIONE. (Come sempre la lettura dei commenti agli articoli de Il Giornale sono decisamente significativi).

Per esempio sorprende come una parte della curia milanese e del mondo cattolico mene­ghino si stia dando da fare per aiutare Pisapia. Matrimoni gay, droga libera, ateismo formale e sostanziale (cose pre­viste nel programma della sinistra) sono così attraenti per il cardinale Tettaman­zi? Evidentemente sì, perché non soltan­to il principe della Chiesa ambrosiana non ha dato indicazioni chiare al suo gregge, ma le sue mezze frasi e la sua no­ta ambiguità sono certamente un aiuto ai mangiapreti alla Pisapia. Non conten­to di aver quasi distrutto la diocesi, oggi Tettamanzi e compagni cercano di di­struggere anche la città, tanto lui, il cardi­nale, tra pochi mesi andrà (finalmente) in pensione e i cocci saranno tutti nostri.

Su questo tema, per esempio, mi aspet­terei una parola chiara del cardinale lai­co della città, il governatore Formigoni, che invece ieri l’altro ha dichiarato che in fondo lui lavorerebbe bene anche con Pisapia. In che senso, governatore? Su­gli affari dell’Expo o sulle nuove politi­che a sostegno della famiglia tradiziona­le? Sui consigli di amministrazione del­le società pubbliche o su norme a soste­gno della sussidiarietà? Io penso che a questo punto i cattolici milanesi abbia­no diritto di sentire dai loro punti di rife­rimento, laici e religiosi, parole chiare e definitive su come orientarsi in questo casino. O ancora una volta, come già è successo su presepi, crocifissi,radici cri­stiane dell’Europa, i cattolici per sentirsi difesi e rappresentati devono aggrappar­si al Bossi e al suo Dio Po?

Tettamanzi non ha certo evitato di rispondere

"Milano viene sollecitata fortemente ad essere ’medio-lanum’, cioè terra di mezzo, crocevia di popoli che cercano nel Dio vivente l’unica vera risposta per la propria vita e luogo di interrogazione reciproca tra chiesa e società". E in proposito, rispondendo alle domande dei giornalisti, il cardinale ha citato il tema degli immigrati sottolinenando che l’integrazione porta ad un arricchimento reciproco. Per Tettamanzi, "questi contenuti e quelli che saranno offerti nei prossimi mesi sono salutari per noi e per tanti che vorranno lasciarsene provocare. Potranno e, auspicabilmente, dovranno provocare la nostra responsabilità e la nostra creatività ecclesiale e istituzionale. Nella nostra città – ha ricordato l’arcivescovo di Milano – ci sono 103 consoli (tanti quanti ne ha New York) che ho avuto la gioia e l’onore di incontrare l’anno scorso; fatto questo che dice come simile respiro e ampiezza di orizzonti abitino già fortemente i nostri vissuti cittadini, posto che vogliamo accorgercene". "Dovranno confrontarsi sul tema della famiglia – ha continuato il cardinale rivolto ai giornalisti – quanti si occupano di sociale, del mondo del lavoro, del tempo libero".

E non è certo l'unica occasione sia immediata, come all'uscita dall'udienza pontificia all'Università Cattolica con cui alludeva alla ventata di rinnovamento, finalmente!, anzi "alla primavera di Milano", sia non molto tempo fa parlando di giustizia

Parole forti quelle pronunciate dall'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, nella domenica delle Palme. In un’omelia di quattro pagine, più  corta rispetto alle solite, il presule lombardo ha definito «paradossali» i tempi attuali. «Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?», si è chiesto l'arcivescovo. Facile pensare che la domanda sia rivolta al premier Silvio Berlusconi. E sull'emergenza sbarchi: «Perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei Paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria?». 

Tettamanzi si conferma una voce critica, pronta a denunciare le contraddizioni della società. Ma anche a gettare uno sguardo nella Chiesa, puntando il dito sul carrierisimo e la ricerca di potere di alcuni uomini chiamati a servire il Vangelo. Insomma, Milano si conferma ancora una volta una diocesi in cui le sue guide non esitano ad alzare la voce.

Viene allora un dubbio inevitabile: quante guerre e quanti eserciti sono schierati a Milano?
EE