tutto era cominciato così.

"Mi è caro – aveva scritto – rivolgere a Lei, Signor Presidente, un deferente saluto nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Croazia in occasione della giornata delle famiglie cattoliche, e mentre invoco sull'intera nazione italiana copiosi doni di luce e sapienza affinché continui a riconoscere l'istituto familiare cellula fondamentale della società. Sostenendolo con adeguati interventi porgo a lei ed ai suoi collaboratori fervidi auguri di proficuo impegno a servizio del popolo italiano a cui invio la mia benedizione".

Un saluto non proprio semplicemente protocollare, come usa quando si utilizzano le strutture di una STATO ALTRO il quale STATO ti mette a disposizione le proprie strutture e spende del suo per consentirti di andare altrove a predicare non la SUA ma la TUA missione, la TUA visione del mondo, la TUA politica non necessariamente condivisa dall'intera comunità posta al tuo esclusivo servizio.

Arrivato poi in Croazia eccolo subito intervenire in difesa dell'ingresso in Europa della Croazia stessa mettendo precisi puntelli, motivazioni e consigli per il Governo croato.

"Si può capire un certo scetticismo se un popolo non grande, come quello croato, entra in un'Europa già costituita – ha detto il Papa – si può capire un sentimento di paura per un burocratismo centralistico molto forte e una cultura razionalistica astratta. Ma l'ingresso della Croazia in Europa è logico, giusto e necessario".

ed ecco la missione della nazione croata

"la crisi dell'Occidente non ha rimedio e l'Europa è destinata all'involuzione se la coscienza viene ridotta all'ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale".

missione che deve contribuire per riaffermare

"valori spirituali e morali che hanno plasmato per secoli la vita quotidiana e l'identità personale e nazionale dei suoi figli, forte di questa sua ricca tradizione". 

Oltre naturalmente per  "ricordare le radici cristiane dell'Europa" un fatto, ha affermato, "necessario, anche per la verità storica".

Qualcosa poi ha chiarito meglio lo scopo e il tipo di missione come dalla cronaca su REPUBBLICA

Il Papa è arrivato nel Paese mentre a Zagabria infuriavano le polemiche sul suo viaggio. L'opposizione ha accusato i vescovi di sfruttare la visita a fini politici. L'ex capo dello stato Stipe Mesic, noto per le sue posizioni critiche verso la Chiesa come soggetto politico, non è stato invitato agli incontri ufficiali: "I vescovi hanno fatto una porcheria – ha commentato – sono stato io a invitare Benedetto quando ero presidente. Ora sono diventati un club politico". Anche il leader della sinistra Milanovic è rimasto fuori dalla lista dei partecipanti. L'opposizione accusa la Chiesa croata di usare la visita di Ratzinger a scopo elettorale, a favore del centro-destra. Fra poche settimane il Paese non solo concluderà i suoi negoziati per entrare, probabilmente nel 2013, nell'Unione Europea, ma il prossimo novembre a Zagabria si vota per le elezioni legislative.

Qualche critica ha toccato anche la tappa del Papa, prevista domenica, per pregare sulla tomba di Alojzije Viktor Stepinac, il vescovo di Zagabria considerato da alcune parti politiche come un collaborazionista del regime ustascia di Ante Pavelic, e fatto beato da Giovanni Paolo II. Benedetto ha comunque voluto ricordare che Stepinac lottò contro due dittature "diverse e contrastanti", ma "entrambe antiumaniste": il regime ustascia, "strumentalizzato da Hitler", e quello "comunista". E per questo, ha concluso, è "un grande esempio non solo per i croati, ma per tutti noi".

    Peccato che il BEATO (da Papa Wojtyla) STEPINAC nella realtà sia stato ben altro. Per non parlare di Ante Pavelic, difensore a suo modo della identità Croata e della vera fede, grazie anche a robusti interventi "umanitari" verso i serbo-ortodossiper convincerli a CONVERTIRSI. E prendo queste informazioni, del resto ben note a chi ha la mia età e sia cresciuto a Trieste e militasse allora nella DESTRA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA, dall'Archivio de Il Corriere della Sera noto quotidiano ANTICLERICALE (si fa per dire). E Stepinac intanto non era altrove: ERA LI' a difendere quei valori per i quali fu poi BEATO.

MEZZO SECOLO FA LA PRIMA PULIZIA ETNICA Quando Pavelic mostro' un cesto di occhi umani Il nome ustascia (in croato, "insorti") evoca una delle interviste piu' orribili della seconda guerra mondiale; quando il loro capo, Ante Pavelic, mostro' a Curzio Malaparte un cesto con "venti chili di occhi umani".

Ma questo è solo un dettaglio, ben altro fu l'impegno del Pavelic sotto l'occhio forse distratto ma di certo compiacente del futuro BEATO STEPINAC (dal LINK più sopra citato).

Il 26 Giugno 1941 Pavelic accolse in pompa magna l’episcopato cattolico guidato da Stepinac, cui promise «dedizione e collaborazione in vista dello splendido futuro della nostra patria». Il primate di Croazia sorrideva. Gli eccessi furono talmente virulenti che il generale Mario Roatta, comandante della Seconda Armata italiana, minacciò di aprire il fuoco contro gli Ustascia che intendevano penetrare nei territori controllati dagli Italiani, e gli stessi tedeschi, diplomatici, militari e uomini dei servizi segreti, inviarono proteste contro il terrore ustascia al comando supremo della Wehrmacht e all’Ufficio Esteri. Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati… In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia… È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case… La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (dagli archivi della Gestapo).

Interessante poi sottolineare che alla fine ANTE PAVELIC se la cavò bene, come tanti altri piccoli e grandi nazisti, grazie alla solidarietà e alla organizzazione che li mise in salvo nelle cristiane nazioni sudamericane. (Sempre da Il Corriere della Sera).
 

Il 10 aprile 1941, pochi giorni prima dell'invasione italo – tedesca della Jugoslavia e della Grecia, Radio Firenze, ribattezzata radio Velebit, lancio' un appello di Pavelic ai nazionalisti croati perche' si radunassero a Pistoia e partecipassero alla liberazione del loro Paese. Due settimane dopo, 500 croati guidati dal poglavnik arrivarono a Zagabria. Pavelic divenne capo del governo croato e offri' la corona al principe Aimone di Savoia – Aosta, che pero' si guardo' bene dal raggiungere la Croazia. L'Italia si annesse la Dalmazia. Comincio' subito una spietata repressione contro i serbi, i macedoni, gli ebrei, gli zingari e gli stessi croati entrati nelle file della Resistenza. Le vittime della "pulizia etnica" furono 900 mila. Quando l'esercito popolare di Tito stava marciando su Zagrabria, Pavelic spedi' all'estero 48 casse piene d'oro e gioielli. Mentre su decine di migliaia di ustascia si abbatteva la vendetta dei titini, il poglavnik raggiunse Salisburgo e, nell'agosto 1946, Roma, da dove nel 1948 arrivo' in Argentina. Qui, come altri criminali nazisti e fascisti, fu protetto da Peron, per cui nel 1955, quando questi fu deposto, rischio' di venire estradato in Jugoslavia. Se la cavo' anche allora e nel 1957 sopravvisse a un attentato in cui fu colpito da due pistolettate. Mori' a Madrid nel 1989, quando nessuno poteva immaginare che la Croazia 22 anni dopo sarebbe diventata indipendente.