i nostri MLADIC televisivi finalmente hanno vinto.

premetto che abitualmente non mi guardo Santoro semplicemente perché molto di quel che passa di lì (e su simili trasmissioni) lo leggo ancor prima sui giornali o settimanali e poi son rimasto affezionato alle PAROLE SCRITTE che posso rileggere, salvare e rileggere per CAPIRE SE HO BEN CAPITO.

e questo vale purtroppo anche per Ballarò perché francamente di quel che urla LUPI o LA RISSA non me ne può importar di meno. Tuttavia rimane il fatto che in tutta la vicenda a rimetterci è solo e solamente la RAI. E persino i sonoramente contrari (vedi lettere alle redazioni di Libero e de Il Giornale) lo prendono in quel posto perché, e l'hanno già pensato e scritto, dovranno mettere le mani in tasca per pagare di più il canone a compenso delle entrate pubblicitarie in calo in RAI e, altrettanto ovviamente, in aumento in MEDIASET e, spero, là dove emigrerà questo professionista del VIDEO, cioé La 7.

ed è già cominciata la campagna di insinuazioni e allusioni, insinuazioni e allusioni che già stanno cambiando. Ieri il fututo acquirente La 7 per alleggerire il buco TELECOM era il solito diavolo DE BENEDETTI ma oggi hanno già cambiato obiettivo condendolo con minacce non proprio velate.

ma andiamo con ordine.

Il governo studia l’aumento del canone Rai per ovviare ai mancati ricavi pubblicitari in seguito alla chiusura di Annozero, il programma di Michele Santoro cancellato dai prossimi palinsesti del servizio pubblico televisivo. Tra le ipotesi raccontate dai quotidiani di oggi che analizzano la vicenda, spunta anche quella di collegare il pagamento di questa tassa, molto evasa e invisa a parecchi contribuenti, alla bolletta elettrica.

E adesso i NUOVI NEMICI. 

scartata l'ipotesi di ieri che prevedeva un intervento diretto del DIAVOLO DE BENEDETTI perché avrebbe così investito i milioni rapinati a Berlusconi con la causa legata al furto di MONDADORI, ecco arrivare le notizie sulla nuova congiura. Non più quindi una riedizione di TELEKABUL, ma

La7 nelle mani di De Benedetti? Non è detto. A puntare alla nuova Telekabul è il gruppo di via Solferino. Guarda caso sono gli stessi della super indebitata Telecom

La7 è della Telecom, og­gi e per i prossimi tre an­ni, guidata da Franco Ber­nabè. A sua volta la Tele­com è controllata da un trio di poteri forti italiani: Mediobanca, Generali e Intesa. A cui si associano gli spagnoli di Telefoni­ca, incastrati in Telecom perché pensavano di por­tarsela tutta a casa, ma che oggi si trovano con un titolo che vale meno della metà rispetto a quando lo acquistarono.

La verità resta quella di Stella: La7 è in vendita. Ma la pista sulla quale ci ha condotto è quella sbagliata. Si è parlato infatti di un possibile interesse del gruppo De Benedetti. Naaaa . Ragioniamo per un momento insieme. Gli azionisti di Telecom e di La7 sono più o meno gli stessi di un altro grande gruppo editoriale, che peraltro è provvisto di tutto, tranne che della tv: la Rizzoli- Corriere della Sera. Vi sembra plausibile che l’azionista del Corriere e di La7 ceda la tv che sta rinascendo al suo principale concorrente? Certo dalle parti di via Solferino non abbondano i quattrini in cassa, ma lo stato di crisi è stato chiuso. Prima o poi faranno qualche euro cedendo i periodici. E per di più le normative Antitrust hanno un tetto nel quale la Rcs rientra alla grande (il cosiddetto Sic prevede il divieto per i «giornalai» di comprare tv solo se fatturano più di due miliardi in Italia). Ai tempi di Paolo Mieli direttore del Corrierone si parlò a lungo di un possibile interesse per le tv di Telecom. E oggi quell’amore sembra riprendere corpo.

Ed ecco arrivare la MINACCIA. Già, perché nel gioco complicato delle scatole che regolano i GRANDI POTERI un posticino è stato riservato anche al Berlusconi, una volta arrivato là dove SI PUOTE TUTTO QUEL CHE SI VUOLE, basta fare una legge!

Sintetizziamo. Il numero uno della Telecom (Bernabè) e di La7 (Stella) si trovano tra le mani una televisione che fa acqua da tutte le parti. Mettono i conti più o meno in ordine. Inciampano in Mentana che fa capire loro come la fonte di perdite possa dare soddisfazioni. Vedono che Berlusconi (capo del governo e del principale competitor della loro tv) è in difficoltà. Gettano l’amo alle grandi e costose star della Rai (Santoro e non solo). E confezionano il pacchetto, buono per un grande editore che abbia particolari caratteristiche: non sia presente nelle tv e sia dunque libero da vincoli antitrust. Et voilà. La Rcs è lì pronta a essere il candidato numero uno. Resta qualche problemino. Il più evidente di tutti sono gli investimenti necessari per far decollare La7. La Rcs può fare uno sforzo per comprarla, ma dovrà mettere mano al portafoglio per crederci.

Molti degli attuali azionisti di via Solferino sarebbero favorevoli a mettere finalmente la mani su una tv che conti. Ma non tutti. Se la dovranno vedere tra di loro. E poi c’è Berlusconi. Bernabè, fino a oggi è riuscito a mantenere un certo equilibrio con i palazzi della politica.

Ma vi immaginate una La7 con Santoro in prima serata, e compagnia cantando, come verrebbe vista da Palazzo Chigi? Bene. Ma la scommessa è che l’inquilino del palazzo romano cambi.  
 
Ed ecco il ruggito del CONIGLIO, quel coniglio che oggi è stato battuto due volte e il motivo era semplice, nella legge contro la CORRUZIONE voleva una commissione con alla PRESIDENZA il principe dei CORRUTTORI: il PdC. Si proprio LUI il PRESIDENTE del C…. (5 lettere). E anche l'altro, il padre della TROTA, che non voleva giurare sulla Costituzione.