GIACOMO MATTEOTTI viene prelevato picchiato e infine UCCISO. Questo fatto sarà decisivo per portare a compimento l'instaurazione della DITTATURA FASCISTA, proclamata duramente da MUSSOLINI con il discorso del 3 gennaio 1925.

Ma chi era GIACOMO MATTEOTTI?

E' utile rileggere da WIKIPEDIA la storia della sua famiglia

Il nonno di Giacomo, il calderaio Matteo Matteotti, era originario di Comasine, nella Val di Pejo, in Trentino, da dove si era trasferito a Fratta Polesine nel 1859, l’anno stesso della sua morte. Suo figlio Girolamo (1839-1902) portò avanti e allargò l’attività paterna: commerciante in ferro e rame, aveva investito i profitti in casa e in terreni, raggiungendo un'invidiabile posizione economica.

Il 7 febbraio 1875 Girolamo sposò Elisabetta (chiamata comunemente Isabella) Garzarolo. Ebbero sette figli, quattro dei quali morirono in tenera età: degli adulti, Giacomo fu il secondo, dopo Matteo (1876-1909) e prima di Silvio (1887-1910), e l'unico a sopravvivere ai fratelli, morti ancor giovani di tisi. Tutti i giovani Matteotti si impegnarono in politica nella fila del Partito socialista, seguendo l'esempio del padre che era stato consigliere comunale di Fratta Polesine dal 1896 al 1897.

Giacomo frequentò il ginnasio "Celio" di Rovigo e fu compagno di classe del suo futuro avversario politico cattolico Umberto Merlin.

Si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna nel 1907 ed entrò in contatto con i movimenti socialisti, nei quali divenne ben presto una figura di spicco. Durante la prima guerra mondiale si dimostrò un convinto sostenitore della neutralità italiana e questa sua posizione gli costò l'internamento in Sicilia.

Viene quindi spontaneo definirlo un BORGHESE, aggiungendogli poi l'aggettivo   RIFORMISTA, dando al termine quella connotazione spregiativa così cara alla SINISTRA, unica e VERA SINISTRA perfettamente in linea con la tradizione culturale così ben costruita in DUEMILA anni di Cattolicesimo cultore dell'ASSOLUTO. Ed è proprio in questo modo che nel nostro popolo è concesso di fare il proprio comodo e interesse alle spalle delle masse fideisticamente credulone (facendo poi nel privato i propri piccoli e grandi interessi).

Fu allora così che Giacomo Matteotti si trovò da una parte attaccato dalle squadre fasciste e dall'altra da quei Comunisti usciti dal comune partito socialista con il Congresso di Livorno del 1921.

Questo isolamento sarà determinante per invogliare i capi oltranzizti del fascismo a colpire l'unica voce veramente pericolosa pericolosa proprio perché poteva trovare consensi in quanti erano in qualche modo aderenti al pensiero LIBERALE, all'epoca carico di spirito critico e innovatore.

Da rilevare che lo stesso GRAMSCI ebbe occasione di esprimersi, a Matteotti morto, in modo non certo amichevole, come riportato recentemente.

Mi ha colpito leggere che Gramsci abbia definito Matteotti come un “pellegrino del nulla” subito dopo il suo assassinio. La frase che Gramsci fa sua è in realtà di Karl Radek, uno dei più presuntuosi, megalomani e narcisisti esponenti del bolscevismo (fu segretario della III Internazionale) che fu poi travolto (morì in un campo di concentramento staliniano) dal sistema che lui stesso aveva contribuito a costruire.

 Ma Gramsci comunque la frase la fa sua e questo la dice lunga sull’atteggiamento che allora avessero i comunisti verso i socialisti, anche di quelli come Matteotti che avevano dedicato la loro vita alla causa dei lavoratori ed alla lotta intransigente contro il fascismo.

Su Gramsci ho avuto sempre un giudizio articolato, ma mai entusiastico. Tra i comunisti italiani quello per cui ho la massima considerazione è Giuseppe Di Vittorio.

Del resto leggendo molte delle posizioni, così come espresse qua e là anche su FB dai VERI SINISTRI, non sembra che neppure oggi la lezione della storia abbia insegnato qualcosa.

Meglio essere minoranza e lasciare tutto il potere alla DESTRA, QUELLAVERA, che assoggettarsi ad alleanze che puzzano di RIFORMISMO!