anche se una dei suoi ministri (la Prestigiacomo, dicono) non lo giudica intelligente, la mossa del Berlusconi di andare a fare il carezzovole e l'AIUTAMI AIUTAMI dal nemico (e sotto sotto AMICO) Di Pietro non è poi così illogica.

certo devono aver aiutato gli approfonditi colloqui degli emigrati dall'IDV ai irRESPONSABILI, ma probabilmente l'AMMALIATORE deve aver confuso il carattere e le simpatie di DESTRA del capo dell'IDV (e così avranno suggerito gli emigrati dall'IDV) con la sua base elettorale non strettamente legata ai destini familiari del Di Pietro stesso. Anche se la fonte é L'Unità, ne è stato ben testimonio il sito della IDV stessa.

tuttavia la mossa del Berluscone è plausibile e va nella direzione di sostituire in qualche modo la LEGA nel caso accadesse quel che tutti, almeno a sinistra, si aspettano. Non dimentichiamo che le ultime tornate elettorali valutate al netto di Milano e Napoli in pratica hanno visto il PD erodere consensi sia verso la IDV che verso SEL. E, caso ovvio ma politicamente poco realistico, le conseguenze sono state simili, da una parte l'aedo VENDOLA di SEL vola alto nel cielo stellato per mangiare qualche voto alla sua stessa sinistra (quel poco che residua) e solleticare i sognatori che non dimenticano quel si raccontavano fra di loro in anni lontani (specie se  per una manciata di anni si erano persi il mitico '68), dall'altra Di Pietro pensa di compensare la franina fra PdL e LEGA (gli ex AN, ad esempio, gli insoddisfatti leghisti delle regioni non Lombardo-Veneto, gli ex-elettori DC, quella vera morbida e avvolgente).

ma leggiamo la versione interpretativa di quei minuti di colloquio (pochi per alcuni, un buon quarto d'ora per Il Giornale) sulle pagine del quotidiano di nuovo di FELTRI
 
Un’ora più tardi, il Di Pietro che non ti aspetti prende la parola e semina il panico nel Pd. Comincia chiedendo al premier «di portare in Parlamento leggi che servono al Paese e non più leggi ad personam», poi però piega subito attaccando quelli che dovrebbero essere i suoi alleati. «Berlusconi ha detto una cosa che deve farci riflettere, che in Italia ci sono tre-quattro opposizioni. E noi che facciamo?». Nulla, è l’implicita risposta. «E invece dobbiamo raccogliere la sfida e preparare adesso l’alternativa vera a questo governo che per due anni non si schioderà. Non possiamo limitarci a chiedere un voto pro o contro Berlusconi. Comincia tu, amico Luigi, spetta a te, leader del partito di maggioranza relativa, l’onore e l’onere di convocarci».

Cala il gelo tra i banchi della sinistra. Qualcuno grida «ti sei messo d’accordo con il Cavaliere». Di Pietro non perde la calma. «Dobbiamo chiarirci molte cose – riprende -. Qual è il nostro programma, la nostra coalizione, il nostro modo di scegliere la leadership? Io non lo so che cosa offriamo come alternativa perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri segretari dell’opposizione». E ancora: «Su che cosa faremo le primarie? Con quale programma e per chi? Su questo punto di chiarezza ne serve molta, per evitare salti nel buio». Qui si nasconde il siluro contro l’emergente Nichi Vendola:

«La gente non condivide la politica dell’illusione, Non me la sento di dire ai cittadini di votare un leader senza che dica dove ci porta, eleggendo magari un oscuro premier che parla bene e affabula tanto, ma che non so se ha in capo un mondo liberale, di economia basata sulla libera concorrenza, sulla meritocrazia, sull’efficienza del servizio pubblico».

Adesso, dice ancora Di Pietro, sotto i cieli della minoranza c’è ancora troppo caos. «Io non ci sto più a farmi dire che bisogna mettere insieme con grande capacità la difesa delle fasce deboli della sinistra con la legalità della destra, la solidarietà e il libero mercato». Insomma, conclude, è l’ora delle scelte.

E BERSANI?
 

 Pier Luigi Bersani si prende due soddisfazioni durante il dibattito alla Camera sulla verifica della maggioranza, nei confronti di Silvio Berlusconi e anche di Antonio Di Pietro che attaccano il Pd accusandolo di non avere una leadership forte: come mai il non leader della sinistra sono avanti di dieci punti nei sondaggi? Ha chiesto il segretario del Pd rivolto al premier.

«Non potete dire che non si può cambiare perchè c'è la crisi al buio – ha attaccato Bersani -, il buio siete voi, ci siamo dentro e non potete accendere la luce, non potrete fare le riforme che non avete fatto fin qui» perciò «è ora di liberare le energie nuove che ci sono in questo paese, perchè tenerlo bloccato? Riunioni, caro Di Pietro, ne faremo finchè vorremo ma l'alternativa è lì, nella riscossa civica e morale del paese e voi dovete consentire che l'Italia si rimetta in movimento con protagonisti nuovi. Di cosa ha paura presidente – ha detto il segretario del Pd rivolto a Berlusconi – tanto la sinistra non ha leader? E allora come si spiega che nei sondaggi lei è sempre sotto di dieci punti ai non-leader della sinistra?».

Bersani ha invocato la possibilità per il paese di «misurarsi in una prospettiva nuova sennò questo tramonto troppo lungo porterà guai molto seri».