e ce n'è voluto di lavoro per ottenere un risultato come quello di sbolognare via il DRAGHI. Ed era un obiettivo importante, si perché c'era sempre la probabilità che si ripetesse la faccenda tipo CIAMPI. Non è che Draghi gli piacesse troppo al Silvietto, ma meglio alla BANCA europea che in casa.

il guaio è che ormai di LUI, fuori dai nostri lidi, non si fida più nessuno, primo perchè è attaccaticcio e cerca aiuto per proteggersi dai cattivi oppositori italiani e dai suoi deputati e senatori, inoltre deve fare i conti con un alleato, la LEGA, che a livello Europa non pare affidabile e, comunque, con interessi divergenti rispetto alla UE.

e di questo ne parla con un evidente sarcasmo Il Sole 24 Ore, il ché é decisamente significativo.

Ma è significativo che Sarkozy abbia preteso e ottenuto garanzie «solide» direttamente da Bini Smaghi prima di dare disco verde alla nomina di Draghi. Quasi che le assicurazioni del premier italiano Silvio Berlusconi contassero poco o nulla come infatti è accaduto dopo che a Villa Madama nell'ultimo vertice italo-francese Sarkozy esplicitò il suo appoggio a Draghi, ma a condizione che Bini Smaghi lasciasse.

«Lascerà» disse Berlusconi. Ma, come è noto, le cose sono poi andate diversamente. Bini Smaghi avrebbe preteso, per lasciare, la nomina a governatore della Banca d'Italia. Palazzo Chigi lo ha convocato, ha tentato una mediazioone tardiva con altri incarichi, ma non si è trovato l'accordo. Ci è voluto il telefonino dell'ambasciatore italiano a Bruxelles, Ferdinando Nelli Feroci allungato al presidente francese Nicolas Sarkozy e con Bini Smaghi all'altro capo che gli assicurava il suo impegno a lasciare per sbloccare questa assai poco edificante pagina della storia dell'Unione europea.

Ma è evidente che non gliene può importar di meno, ben altri sono i pensieri (a parte il solito Borghezio impegnato a prendere per il culo i romani) proprio oggi sarà testimone del matrimonio di uno dei suoi Ministri e dovrà stare molo attento nelle raccomandazioni bonarie e materne, anzi paterne, per tanti motivi ma, soprattutto, perché molte invitate in passato si sono scambiate fra loro momenti di vita simili (almeno così riportavano colloqui telefonici scomparsi) ed è bene non provocare incidenti.

Tra gli invitati molti politici e vari ministri
La location scelta, il castello di Torre in Pietra, è perfetta per tenera a bada i curiosi. All'esterno fortificato, dotato di torri di avvistamento, del fossato e delle mura di cinta di origine medioevale. All'interno alberi di cedro, affreschi, la chiesa ottagonale nella quale gli sposi pronunceranno il "sì". La gran parte degli invitati saranno familiari, ma ci saranno anche colleghi di governo e di partito del ministro: da Giorgia Meloni a Stefania Prestigiacomo, da Maria Stella Gelmini a Raffaele Fitto, insieme a qualche deputata del Pdl.

AUGURI MINISTRO, adesso che avrà anche importanti impegni personali soffrirà meno quando (speriamo) vi manderemo tutti fuori dal GOVERNO. Non è per antipatia, è la POLITICA.